Rino Zurzolo e Pino Daniele, gli indivisibili del nuovo suono napoletano

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di Federico Vacalebre

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Erano le due facce speculari di un mondo che forse non c'è più, Pino Daniele e Rino Zurzolo, stroncati dalla vita prima di poter festeggiare i sessant'anni. Pinotto, lo scugnizzo autodidatta del centro storico, aveva imparato a suonare la chitarra nella cameretta delle zie e poi provando «aret''a palma», in piazza Santa Maria La Nova. Rino, il secondo di quattro fratelli di Soccavo, studiando al conservatorio su quel contrabbasso agli inizi troppo grande per lui e poi compagno inseparabile.

Due facce speculari: lo raccontavano con commozione l'altra sera al suo capezzale, prima che il tumore lo portasse via, i suoi «soul brothers». Enzo Avitabile, che con lui e o Pinotto, Rosario Jermano e Paolo Raffone aveva formato nel 1971 i Batracomiomachia, era in lacrime e torturava il rosario che porta al polso: «Lui nella mia vita c'era da sempre, come un fratello di sangue e di musica. Aveva un suono unico, era un maestro di formazione classica illuminato dal jazz, non ha mai avuto bisogno di fare l'americano perché veniva da Gesualdo da Venosa e da Bach, prima ancora che dalle radici napoletane e dalla musica afroamericana, dal blues, dal rock, che scoprimmo tutti insieme. Era un gentleman, sempre ordinato, rispetto a noi sciamannati come sempre. Il suo suono era colto e popolare, melodia e ritmo. Suonava il contrabasso da maestro, ma anche sul basso, sul fretless bass, era straordinario, se facevi un funky era un fratello nero, se suonava con una grande orchestra era un professore sinfonico dei migliori. Con Pino erano complementari, non dovevano nemmeno guardarsi per sapere che cosa avrebbero suonato». 

Anche James Senese, trattenendo a stento i singhiozzi, ha voluto dire addio all'amico prima che fosse troppo tardi, è rimasto per pochi minuti nella sua stanzetta, ha accarezzato il suo polso sofferente. Poi, abbracciando la moglie del musicista, Valentina Crimaldi, flautista, ha ricordato: «Quando ci siamo trovati, quando Pino ci ha messi insieme, abbiamo capito che tra di noi c'era un'intesa speciale. Nelle sue corde suonava anche la mia ancia, nel mio soffio resterà una eco del suo pizzicato, del suo vibrato, della sua violenta delicatezza. Anche quando si è rotto il giocattolo e il famoso supergruppo si è sciolto, lui è rimasto con me quello più vicino a Daniele, sapevamo che l'amicizia era una cosa seria, che quello che avevamo diviso - il successo, certo, ma soprattutto una fratellanza forgiata nella fame, nell'esuberanza giovanile, nella città più verace - era una cosa troppo importante per perdersi nelle beghe professionali. Quando ci siamo ritrovati, prima singolarmente, poi con tutti gli altri, per noi era il proseguimento di una storia umana ancor prima che artistica».

Marco Zurzolo, ancora un sassofonista, non ha più lacrime, è sfinito dallo strazio del fratello. «La nostra è una famiglia di musica, sarebbe giusto dirgli addio con la musica, ma ora proprio non ci viene nessun suono, il silenzio che ci circonda è assordante», sussurra, negli occhi ancora le ultime ore gioiose passate con Rino, riannodando un rapporto che non sempre era stato facile: un pranzo familiare ad inizio aprile, con gli altri fratelli Francesca, cantante, e Vito, e poi di nuovo a Pasquetta.

Addolorato il ricordo di Lino Vairetti («con i Città Frontale incise il suo primo lp, a 16 anni, si intitolava El tor») ed Eugenio Bennato, che lo ebbe al fianco nella seconda formazione di Musica Nova. Tony Esposito e Tullio De Piscopo con Zurzolo erano la sezione ritmica del supergruppo, assicuravano un motore che nessun artista ha mai avuto a disposizione, né prima né dopo, in Italia: «A volte eravamo un beat all'unisono, altre tre solisti che sapevano ognuno dove gli altri sarebbero andato a parare. Ora ha raggiunto il Nero a Metà: prepareranno la nostra prossima reunion», si immalinconisce il batterista. E il percussionista: «Non riesco a crederci: l'altroieri, nella rincorsa delle voci che lo volevano già morto mentre era in coma, mi è ripassata una vita intera davanti agli occhi. Tra tanti esuberanti lui era l'artista discreto, il gentiluomo che se n'è andato come ha vissuto, con discrezione, nell'affetto di chi lo amava».

Il tratto umano, oltre a quello artistico, ha colpito anche il sindaco de Magistris: «Solo poche settimane fa siamo stati insieme nel ricordare Pino nel giorno del suo compleanno. Zurzolo era artista sommo e uomo semplice, viveva la musica con amore immenso e profondo». In rete si moltiplicano i messaggi di addio dei colleghi e del popolo del neapolitan power cresciuto con il suo sound, al telefono sono in tanti a far sentire alla moglie Valentina, ai figli Livia e Leandro, ai fratelli il loro affetto, a partire da Alex Daniele, il figlio dell'Uomo in Blues: «Loro due erano i veri Lazzari Felici, le facce speculari di una Napoli che seppe cambiare il suono napoletano, e quello italiano».

I funerali si terranno alle 11 nella chiesa degli Artisti, in piazza Trieste e Trento.
Lunedì 1 Maggio 2017, 09:56 - Ultimo aggiornamento: 01-05-2017 09:56
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1 di 1 commenti presenti
2017-05-01 11:23:21
Un grande Artista, con la A maiuscola. Impossibile possa nascere un altro Rino Zurzolo. Ciao Rino.

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