James Senese: «La superband resiste nonostante tutto»

di James Senese

È bello, ma anche difficile, quello che stiamo per fare stanotte. Abbiamo provato, sono pezzi che conosciamo a memoria, che potremmo suonare a occhi chiusi, ma poi li dovremo aprire quegli occhi, dovremo ammettere di essere al San Paolo per Pino, ma senza Pino. E senza Rino Zurzolo, e augurandoci la più veloce guarigione per Joe Amoruso.

Ci hanno chiamato la superband, il supergruppo, il dream team, ci hanno messi nei libri, nelle storie della canzone, nei film, ma eravamo un gruppo di scugnizzi che stavano crescendo bene grazie alla musica, che l'amore per un suono da americani di Napoli stava legando. Neri, neri a metà, bianchi pallidi e abbronzati... nella nostra testa i colori che contavano non erano certo quelli della pelle, salivamo in scena forti di passioni e studi, di voglia di novità ma anche delle tradizioni da cui venivamo. Lanciavamo ponti tra culture, ci sentivamo vicini ai jazzisti, ai bluesman, ai ragazzi del rock che stavano rivoluzionando il mondo, ma anche alle melodie veraci della nostra terra. Pino ha messo le parole alle nostre note, ci ha spiegato che cosa volevamo dire io soffiando nel mio sassofono, Tullio De Piscopo e Tony Esposito picchiando sui loro tamburi, Rino Zurzolo «mastriando» sul suo contrabbasso, Joe Amoruso cavando note blues dalla sue tastiere. Non che non lo sapessimo, ma ci mancava la sintesi, la capacità di dire: Napule è, Napule siamo anche noi.

«Pino è» dice il titolo del concertone, ed è vero, ed è bello poterlo dire, ma Pino manca, come manca, soprattutto a chi ha diviso con lui una svolta nel fare musica, e poi quelle cene, quelle risate, persino quei battibecchi che ci permettevano poi di fare pace come due nnammuratielli.

Ha iniziato con me, io continuo con lui, alla fine ho messo in repertorio il suo pezzo che più sentivo mio, «Chi tene o mare», stasera lo dividerò con Enzo Gragnaniello, che con il Lazzaro Felice andava a scuola, ai tempi delle elementari.

Con Enzo celebreremo la grandezza di un musicista, di un poeta, di un chitarrista, di uno che avrebbe voluto restare scugnizzo, tra le voci d''e criature, per sentirsi meno solo. E, invece, come noi, è dovuto crescere, e a un certo punto se n'è andato anche lui, lasciandoci più soli, più stanchi. Suoneremo più forte stanotte, avremo vicino altri fratelli di quel neapolitan power che fu come Enzo Avitabile. Suoneremo più forte Pinotto, ancora più forte, come lazzari infelici, come mascalzoni latini, come musicanti, come uomini in blues. Come fratelli che guardano l'orizzonte spaesati. Io sarò quello che sai, l'uomo che soffia nel sax perché sa che chi tene o mare nun tene niente».
Giovedì 7 Giugno 2018, 15:00 - Ultimo aggiornamento: 07-06-2018 15:00
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1 di 1 commenti presenti
2018-06-07 17:47:53
Emozionante!!!!!!!!!!!

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