Mina torna a cantare in napoletano e duetta «'A minestrina» con Conte

Mina
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di Federico Vacalebre

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Allora c'è davvero una nuova canzone napoletana di Mina nel suo album, in uscita, «Maeba», in copertina un'immagine da aliena già vista a Sanremo. Ed è davvero firmata da Paolo Conte. Si intitola «'A minestrina». Mina di canzoni napoletane ne ha incise diverse, da giovane e recentemente, a quelle classiche ha addirittura dedicato due splendidi album, e dell'uomo di «Aguaplano» ha registrato «Miele su miele» (era in «Salomè» del 1981) e «Azzurro» (in «Sì buana», 1986). Paolo Conte di canzoni napoletane ne ha scritte più d'una: «Naufragio a Milano» («Paolo Conte», il suo secondo lp, 1975),  il capolavoro «Spassiunatamente» («Aguaplano», 1987), «Ma si t'a vò scurda'» («Parole d’amore scritte a macchina», 1990), «Il giudizio di Paride» (unico inedito dell’album degli Avion Travel nell'omaggio paolocontiano di «Danson metropoli» del 2007), «Sant'America» (registrata da Savino Schiavo nel 2009) e  «Suonno è tutt’'o’suonno» («Nelson», 2010). Ma insieme, la Voce e l'Avvocato una canzone non l'avevano mai incisa, tantomeno in napoletano: ecco, ora, «'A minestrina» far bella mostra di sè, accanto a «Il tuo arredamento», un altro degli inediti del disco, firmato dal napoletano d'Irpinia Zorama, a pezzi di Giorgio Calabrese e Boosta dei Subsonica, ma anche a cover di «Last Christmas» dei Wham! e «Heartbreak hotel» di Elvis Presley.
Si inizia con una arpeggio di chitarra che sa di Spagna, di Quartieri Spagnoli, di Partenope manouche. Poi, cavernoso, entra lui: «Che t'aggia di', femmina femmina che t'aggia' di', femmena femmena me fai muri' d'ammore, e comme 'a luna si' int''a nuttata mia». Melodiosa, risponde lei, spiegando il titolo: «E intanto che la minestrina cuoce sona int'all'aria doce doce na canzone ca me piace». Na canzuncella doce doce che evoca «'o mandolino 'e luce», un teatrino domestico tra due istrioni che maccheroneggiano con ironia: «Che t'aggia di', pagine e pagine t'aggia di', s'è scotta 'a minestrina mia e nuje tenimmo fame, nuje, e n'ata cosa nuje». Bene, bravi, bis, anche grazie all'accompagnamento di tre premiati musici paoloncontiani che suonano insieme anche nei Manomanouche: al contrabbasso Jino Touche, al pianoforte e al synth Massimo Pizianti, alla chitarra classica Nunzio Barbieri.

 
Giovedì 22 Marzo 2018, 14:01 - Ultimo aggiornamento: 22-03-2018 21:26
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