Pino Daniele e Rino Zurzolo, la notte del ricordo

foto di Klaus Bunker
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di Andrea Spinelli

E' amore senza fine, ma anche un senso di gratitudine, quello che Napoli dimostra a Pino Daniele in occasioni come quella di ieri sera al Palapartenope, quarto memorial voluto dal fratello del Nero a metà, una festa di compleanno, e di onomastico, mancata: avrebbe compiuto 63 anni, il cantautore. Ora che non c’è più, la città porosa si è scoperta legata alle sue canzoni persino più di quanto pensasse, rappresentata dalle sue canzoni persino più di quanto pensasse, e si ritrova come un popolo devoto intorno al delicato omaggio che Nello Daniele fa all’artista «che mi ha mostrato la strada: lo spiavo con la chitarra in mano, l’ho seguito nelle prime tournée portandogli proprio la chitarra, ho avuto il privilegio di salire proprio su questo palcoscenico con lui, intonando “Donna Cuncetta”, che per noi più di una canzone era una storia di famiglia, parlava di nostra nonna».
 
 

Un popolo devoto, ferito dall’assenza di Pino, ma anche di Rino, qui tutti li chiamano per nome, ma per affetto, per questione di appartenenza, mica sono «scognomati» da talent show. Zurzolo, il signore del contrabbasso, era qui al Palapartenope due 19 marzo fa. Poi se n’è andato anche lui ed ecco che i quattromila in platea ascoltano silenziosi l’inizio serata. I Batà ‘Ngoma aprono in mezzo al pubblico, declinano in salsa carioca il mood pinodanieliano, poi... Senza parole, solo con le note, ricordano Rino suo fratello Marco («questa canzone porta il suo nome») al sax, sua moglie Valentina (più che commossa) al flauto e un trio di bassisti (Pippo Matino, Vittorio Remino e Antonio De Luise) con il violoncello di Michele Arcangelo Caso, tenero come un singhiozzo quando il tributo arriva a «Lazzari felici», quando dal palco si augura pronta guarigione a Joe Amoruso.

E sono tutti lazzari felici qui, sul palco, ma anche sotto, dove ci si impegna nel karaoke sentimentale che tesse il filo rosso di quelle storie del neapolitan power che continuano nella rilettura di giovani come Alessio Arena («Carte e cartuscelle» e «Santa Teresa», che per lui «è la storia del mio quartiere, il mio primo passaporto nel mondo della canzone»), Flo («Sulo pe parla’»), Andrea Sannino («Che ora so’»), come nella «Terra mia» che Lucariello traghetta nell’era trap.

Ma siccome tutto qui si tiene, «Terra mia» torna quella di sempre nella voce verace di Eddy Napoli, e al modello originale guardano tutti quelli che c’erano già quando «’o Pinotto cambiò la musica»», dagli Audio 2 («Che te ne fotte») a Franco Ricciardi («Keep on movin’»), da Bungaro, emozionante con Antonio Fresa al piano («Anna verrà»), a Michele Zarrillo («Quando» più una divertita esibizione alla chitarra elettrica).
 

Peppino Di Capri è l’ospite a sorpresa promesso: «Era, il 1976, Pino venne da me prima di diventare famoso. Io avevo appena vinto Sanremo, avevo uno studio di registrazione e la mia etichetta discografica, la Splash era un punto di riferimento per molti. Mi fece ascoltare i suoi brani alla chitarra, erano davvero un vento di novità, ne scelsi un paio ma lui mentre suonava mi diceva: “No, questa no, vorrei farla io quando comincerò a cantare”, credo che ci fosse “Napule è” tra quei brani», ricorda: «”Allora scegli tu per me”, gli dissi, e lui, con spontaneità: “Prenditi “Dimane” perché io non la faccio, non è stile mio». Di Capri incise «Dimane» nel 1979, la incluse nel suo lp «Viaggi», molti dei fans del Mascalzone Latino la scoprono per la prima volta nella lunga notte del Palapartenope, trasmessa in diretta streaming, e con successo, sul sito de «Il Mattino» .

Il più devoto, il più emozionato di tutti, è, ancora una volta, Nello Daniele, che duetta con quasi tutti, ringrazia tutti affiancato da Gianni Simioli, passa da un set acustico («Cammina cammina», «Chi tene ‘o mare», «Je sto vicino a te» naturalmente) a uno elettrico e scintillante di fiati, come nel tour di «Scio’ live» («Yes I know my way»), con una band che ospita anche veterani del neapolitan power come Franco Del Prete e Tony Cercola.

Tanti auguri Pino. E grazie per «Napule è», ancora una volta emozionante inno finale.
Martedì 20 Marzo 2018, 13:55 - Ultimo aggiornamento: 20-03-2018 16:11
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