Luciano Cilio, "Dialoghi del presente" trent'anni dopo

Luciano Cilio, foto di Fabio Donato dall'archivio di Girolamo De Simone
di Federico Vacalebre

Era il 2004 quando la benemerita indie Die Schachtel stamp˛ su cd, in edizione limitata, źDell’universo assente╗, molto pi¨ che una semplice, per quanto attesa e necessaria, ristampa di źDialoghi del presente╗, unico album consegnato ai posteri da Luciano Cilio: Girolamo De Simone, compositore d’avanguardia napoletano come l’amico che si tolse la vita appena trentatreenne il 21 maggio 1983, ai brani di quell’lp pubblicato dalla Emi nel 1977, aveva aggiunto pochi frammenti inediti da lui ritrovati ed alcuni episodi in cui rileggeva, con il suo pianoforte e l’elettronica le pagine di Cilio. Nove anni dopo, nel trentennale della scomparsa di Cilio, fantasma di una sperimentazione troppo presto rinnegata ma non solo per questo ancora ┬źdiversa┬╗, tocca ancora alla Die Schacthel e a De Simone, riportare ┬źDell’universo assente┬╗ alle orecchie assetate di ┬źmusica nuova┬╗, che tale sembra, ancora oggi, l’opera di Luciano, cos├Č ingenua, cos├Č avventurosa, cos├Č antesignana. Al cd, sempre in edizione numerata, si aggiunge un doppio vinile, ancora pi├╣ raro e prezioso, anche perch├ę ┬źfa strano┬╗ trovarsi di fronte a un nuovo/vecchio 33 giri di un artista cos├Č poco pacificato da non aver saputo trovare conciliazione con una scena musicale stretta tra accademie ancora chiuse e cieche e sorde e movimenti giovanili che correvano troppo in fretta per accettare riflessioni profonde e rischiose. E De Simone espande lo spazio delle sue riletture, consapevole di una triste realt├á, ┬źl’assenza quasi totale di spartiti leggibili, ragione per la quale essa pu├▓ essere oggi eseguita soltanto da chi la suon├▓ allora, quindi solo da Eugenio Fels e da me, in versioni necessariamente ”personalizzate”┬╗.

I quattro quadri, l’interludio┬╗, lo studio per fiati, i nove minuti e passa di ┬źDella conoscenza┬╗ si ripresentano sotto forma di suoni insieme sognanti ed inquieti. Pianoforte, chitarra, vocalizzi, percussioni che oggi diremmo etniche. Cilio oltre al piano suona flauto, basso, mandola. Tony Esposito ├Ę alle percussioni, Bob Fix al sax soprano, Patrizia Lopez alla voce, Peppino Romito all’oboe e il corno, Elio Lupi al violoncello, Paolo De Simone al contrabbasso, Pippo Cerciello al violino.

Qualcuno ha riscoperto queste musiche quando la rivista londinese ┬źThe Wire┬╗ le inser├Č in una sua antologia, molto ha fatto l’interesse di uno sperimentatore come Jim O’Rourke (passato dai Sonic Youth alla produzione dei disco dei Wilco), che parla di un lavoro che viene da anni Settanta capaci di essere ┬źsperimentali davvero ma meno accademici di quanto ci si possa aspettare┬╗. Suoni classici, minimalisti eppure prog, folk che stava per diventare world music convivono come per necessit├á.

┬źUn autentico testamento emotivo, qualcosa da tenere a cuore┬╗, dice O’Rourke, ambientando il lavoro in quell’avanguardia italiana anni ’70, tra Area, il primo Battiato e le sperimentazioni vocali di Alan Sorrenti, risposta italiana a Tim Buckley (s├Č, il pap├á di Jeff), alla cui corte trovarono ospitalit├á le percussioni e le padelle di Toni Esposito. Nel riascoltare quel testamento emotivo vengono in mente Third Ear Band e Popol Vuh, O’Rourke sente in esso la ┬źnecessit├á┬╗ del debutto dei This Heat, di ┬źTime of the last persecution┬╗ di Bill Fay, di ┬źIn noise┬╗ di Tenno, di un capolavoro meno di nicchia come ┬źPink moon┬╗ di Nick Drake. Un esorcismo che trent’anni dopo non suona superato. ┬źDialoghi del tempo presente┬╗, appunto. Schegge ┬źDell’universo assente┬╗.
Luned├Č 18 Novembre 2013, 16:32 - Ultimo aggiornamento: 18-11-2013 17:06
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