Cilio, gli inediti del tempo passato

Luciano Cilio in una foto di Fabio Donato
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E poi la voce del serio, serissimo compositore di musiche di confine, come chiamiamo oggi quella che un tempo dicemmo «avanguardia», si fa allegra, gioiosa, come quella di un bambino che ha scoperto un nuovo giocattolo: «È lui, è Luciano, prima del suo primo disco, i suoni sono inconfondibili, ma, se non bastasse, c’è lui che parla». Girolamo De Simone ha trovato un tesoro inatteso lavorando agli archivi di Eugenio Fels, suo collega e maestro: «Stavo riversando i vecchi nastri di Eugenio per pubblicare un disco-documento quando, con nostra sorpresa, è venuto fuori... un Luciano Cilio che non avevamo mai ascoltato». Al musicista napoletano scomparso suicida nel maggio 1983 De Simone si è dedicato a lungo, ma non sperava davvero di imbattersi in quelle note che vengono prima dei «Dialoghi del presente», il suo unico album, pubblicato nel 1977 dalla Emi: «Quando ho sentito quella musica mi sono emozionato, ho ascoltato ore e ore di registrazioni di Fels, poi, d’improvviso: Luciano, sì, era Luciano. Ho riversato i materiali in digitale con un Grunding valvolare. Ho cercato di preservare la qualità, considerando che si tratta di registrazioni che risalgono al 1975/76, quindi prima del suo famoso lp Emi: ci sono due ore e quaranta minuti di note, ma spesso sono prove ripetute, esperimenti abortiti, rumori. Alla fine, però, ho selezionato 73 minuti di estremo interesse e bellezza».
Il nastro ritrovato «fu donato da Luciano a Eugenio prima che diventasse il suo interprete prediletto. Ma Eugenio aveva dimenticato di averlo, me l’aveva affidato tra le sue cose da digitalizzare, esternamente non riporta diciture di alcun tipo». All’ascolto spuntano bordoni ripetuti, raga indiani, la chitarra in primo piano, istruzioni impartite ai musicisti a microfono acceso: «Cilio non scriveva la musica, quindi prendeva così appunti delle composizione che stava creando. Ascoltando quelle note è come andare indietro nel tempo, in un tempo che nemmeno sapevi che esistesse. C’è un pezzo raga, c’è una cosa quasi jazz con il contrabbasso, la musica di Luciano si sta formando, l’artista ferma le sue idee su nastro anche per usarlo come memento: il suo primo lp è ancora lontano dal prendere la forma che conosciamo, ma qualcosa c’è già qui dentro, una forma primordiale del disco, i sitar scompariranno, ci sono bordoni ripetuti tra solarità mediterranea, cose con riverbero, quasi esperimenti elettronici». Cilio consegnò a Fels quel nastro, ha ricostruito il teorico della musica «no-border», «come una sorta di biglietto da visita, voleva farsi conoscere. Divennero amici, Fels sarà poi il suo esecutore di fiducia. Eugenio è trasecolato quando gli ho fatto ascoltare il nastro dimenticato, che abbiamo datato tra il ‘75 e il ‘76. Cilio stava esplorando i suoi “Dialoghi del presente”, dentro ci sono momenti superati, altri che sono mera testimonianza del suo modo di lavorare, ma anche sorprese emozionanti, commoventi, e non solo perché questi suoni sono la macchina del tempo che ci porta indietro di 41-42 anni nel bel mezzo dello sturm und drang creativo di una artista geniale quanto fragile».
E ora? De Simone e Fels sono entusiasti del ritrovamento, quanto incerti sul da farsi: «Io ho lavorato a lungo sui materiali di Cilio, li ho suonati, li ho rimessi in circolazione anche su disco, ma ora non saprei come usare queste note. Mi piacerebbe, di sicuro, presentarle al pubblico, quel poco che è ancora curioso verso le avanguardie, le musiche di confine, i suoni non omologati. Penso a un incontro, a un ascolto condiviso, poi... Un disco? Deve avere un senso, sarebbe bello se, almeno ora, Napoli riuscisse a fare qualcosa per un artista che non ha compreso in tempo». E se fosse un documentario? La storia da raccontare c’è, la colonna sonora pure, i testimoni di quella stagione non mancano.
Sabato 30 Dicembre 2017, 15:03 - Ultimo aggiornamento: 30-12-2017 15:03
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