Il suo regista: «Liberato? È napoletano
E sospettate dei nomi sbagliati»

Liberato
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di Federico Vacalebre

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Non c'era, ed era facile immaginarlo, Liberato tra Fiorella Mannoia e Alessandro Siani stanotte sul palco del San Gennaro day sul sagrato del duomo di Napoli. Non c'era ma aveva mandato un messaggio («Grazie, state sciolti») e il suo regista, Francesco Lettieri, più tre dei protagonisti, a cominciare dalla bambina, apparsi nei tre videoclip-tessere di puzzle del rapper-trapper senza volto. Il regista di «Nove maggio», «Tu t'è scurdato ' me» e il recente «Gaiola portafortuna» alle sollecitazioni del conduttore-direttore artistico Gianni Simioli ha concesso qualche confessione, dopo aver scartato l'ipotesi che dietro di lui possa nascondersi Livio Cori, Ivan Granatino o Emanuele Cerullo: «Posso dirvi che tutti i nomi e tutte le storie tirate in ballo finora sono errate e che Liberato è napoletano, orgoglioso di esserlo e pronto a ringraziare per quello che Napoli in qualche modo gli permette di essere». Nessun altro indizio, non la decade di nascita, non il quartiere, non una qualsiasi indicazione, ma una rivendicazione che ricorda quelle simili di Elena Ferrante e di Banksi: «L'anominato ha dato il primato alle sue canzoni, ha sottolineato il volto della sua musica». Il mistero continua, il 5 novembre Liberato, o chi per lui visto il precedente milanese con Calcutta & Co, dovrebbe esibirsi a Torino.
Martedì 26 Settembre 2017, 00:40 - Ultimo aggiornamento: 26-09-2017 11:17
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