Sting a Napoli: «Io, la musica, il vino e la morte»

di Andrea Spinelli

  • 175
Della notte di Minneapolis ricorda soprattutto il freddo. «Ma ne è valsa la pena, perché esibirsi davanti a 110 milioni di telespettatori durante il SuperBowl è un'occasione straordinaria» racconta Sting, reduce da Sanremo e pronto per l'ennesimo tour italiano, che lo porterà anche a Napoli, il 30 luglio, all'Arena Flegrea, ospite della stagione della struttura e del Napoli Teatro Festival Italia, intervenuto per calmierare i prezzi (3.000 i biglietti in vendita a 25 euro).

In estate lo vedremo da solo, ma intanto, come all'Ariston, l'ex Police fa coppia fissa con Shaggy: dopo il singolo «Don't make me wait» si preparano a dare alle stampe il 20 aprile «44/876», album in condominio carico d'influenze. «Abbiamo gli stessi valori e le stesse idee», spiega l'inglese a proposito del sodalizio con il giamaicano, noto per un hit come «Boombastic», «ma la cosa più importante è che quando cantiamo insieme, succede qualcosa di strano, diventiamo una cosa sola e ci divertiamo molto. A entrambi piace aiutare le altre persone, ad esempio».

Shaggy dice che Sting gli ha dato «un sacco di lezioni sia sul fare musica sia sulla vita in generale, perché una persona che ama prendersi cura di te». L'incontro fra i due è avvenuto grazie a Martin Kierszenbaum, attuale manager di Sting: «Ci incontravamo, ci salutavamo ma non andavamo mai oltre quel saluto», racconta il bassista, «poi è scoccata la scintilla. Avevamo un amico in comune. Ci ha messi in contatto. Eravamo curiosi di capire come far combaciare i nostri stili. La mia filosofia è che se a uno aggiungi uno viene fuori tre... più o meno. Abbiamo capito di piacerci e di avere molto in comune e ci siamo divertiti davvero a registrare questo disco. Un disco che riflette la luce e la gioia di vivere, in un tempo in cui al mondo c'è tanto, troppo buio. Con Shaggy ho suonato a Kingston per raccogliere i fondi da destinare ad un ospedale pediatrico; erano una ventina d'anni che non tornavo in Giamaica, è stato molto bello e abbiamo anche girato il videoclip. L'idea del disco è anche quella di dare un messaggio politico molto importante, quello che in questi tempi di divisioni politiche, in cui popoli e nazioni si chiudono nelle loro frontiere, o sognano di farlo, due persone di culture diverse che si uniscono per fare musica, divertirsi, cantare, ballare».
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Sabato 17 Febbraio 2018, 11:06
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP