Il ritorno (in ologramma) di Zappa, ultimo carnevale rock

di Federico Vacalebre

Ormai suono classico del Novecento, il rock è roba da cadaveri eccellenti. Questa volta i Rolling Stones non c'entrano, a dettare la strada è un altro dei protagonisti di un suono che fu anche, se non soprattutto, controcultura, Frank Zappa, genio iconoclasta scomparso nel 1993 e ormai considerato uno dei maggiori compositori tout court del secolo scorso.

La Zappa family - morta la vedova Gayle nel 2015 sono rimasti i figli - che gestisce la fondazione intitolata all'uomo di «Freak out!», ha appena annunciato due iniziative: il «ritorno on the road» - citazione letterale - del caro estinto e la pubblicazione dei suoi famigerati Halloween show del 77. Nel primo caso il genio di Baltimora è ridotto a un ologramma, con cui si interfacceranno parenti ed ex compagni di gozzoviglie soniche. Nel secondo a una maschera di carnevale.

Quella dell'ologramma è l'ultima trovata tecnologica dell'industria dell'eterno ritorno, già sperimentata con Michael Jackson e pronta per la bisogna anche per un amarcord degli Abba: bisognerà attendere l'anno prossimo, ma la Eyellusion, compagnia specializzata nel campo, promette di mettere al centro del palco un ologramma zappiano, capace di scatenarsi con la sua chitarra. «Sono eccitato che Frank possa tornare in tour suonando i suoi cavalli di battaglia insieme ad alcuni materiali rari e mai sentiti», spara suo figlio Ahmed: «Non stiamo nei panni attendendo di rivederlo sul palco con musicisti con cui amava esibirsi come Steve Vai, Ian Underwood, Adrien Belew, Arthur Barrow, Vinnie Colaiuta, Scott Thunes, Mike Keneally, Denny Walley, Warren Cuccurullo e Napoleon Murphy Brock. Quando abbiamo proposto loro di essere parte di questa avventura di nuovo al suo fianco erano entusiasti, felici di poter dare ai fans un'emozione indimenticabile. Quanto radicale sarà avere Moon», altra figlia del rocker, «cantare Valley girl in scena con lui? O vedere Dweezil», ancora un figlio - «al fianco di nostro padre duettando assoli alla chitarra?». Belew, però, ha smentito la sua presenza nel mucchio selvaggio.
Come se non bastasse, lo show postumo prevede di mettere in piedi «Joe's garage» con Zappa stesso nei panni del «central scrutinizer», lo scrutatore centrale.

L'intera famiglia sostiene la lucrosa novità: «Era un innovatore e la sua arte attraversava ogni media», teorizza Diva, la figlia attrice, «che presenteremo a nuove generazioni di fans».
Il 20 ottobre, intanto, saranno in vendita le registrazioni integrali dei suoi leggendari Halloween show del 77, tradizione goliardica e profanissima iniziata a fine anni Sessanta e portata in quell'anno all'apice orgasmotronico con sei fantasmagorici sold out, dal 28 al 31 ottobre, al Palladium di «New York, come ricorda anche il docufilm, diretto dallo stesso Frank, «Baby snakes».

Il tutto in doppia edizione: i 3 cd di «Halloween night» e il cofanetto di «Halloween 77», con 158 brani su chiave Usb a forma di caramella, libretto e un costume ed una maschera per travestirsi da Zappa. «Hot rats», «Over-nite sensation», «Bongo fury», «One size fits all», «Zoot allures» risuonano dal passato con il contributo di Terry Bozzio (batteria), Tommy Mars e Peter Wolf (tastiere), Adrian Belew (chitarra e voce), Ed Mann (percussioni) e Patrick O'Hearn (basso). «Flakes», «Broken hearts are for assholes», «Jones crusher», «Bobby Brown goes down», «City of tiny lites», «Tryin' to grow a chin» e «Wild love» erano inedite e lo resteranno sino alla pubblicazione, due anni dopo, su «Sheik Yerbouti», ma inediti erano anche molti altri dei materiali jammati con scatenata partecipazione del pubblico.

Il vero Frank, che a carnevale si divertiva con le groupie come in tutto il resto dell'anno e che sul palco era follia creativa, non ologramma computerizzato, avrebbe commentato con il titolo di un suo capolavoro del 68: «We're only in it for the money»: lo facciamo solo per soldi.

 
Giovedì 28 Settembre 2017, 14:25
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