Concerto per Pino Daniele, il coro della rete: «Giù le mani dal Nero a Metà»

di Andrea Spinelli

Oltraggio e non omaggio: sono molti a pensarlo nel web dove «Pino è» sembra aver raccolto più critiche che apprezzamenti, anche se non mancava l'ironia di chi paragonava gli improvvisati recensori del momento agli esperti costituzionalisti dei giorni senza governo, agli pseudoallenatori del giorno dopo, agli stalloni senza attributi di certe chiacchiere tra maschi.

I social, si sa, sono spietati, alimentano il dissing più del confronto: «lo avete ucciso di nuovo», l'hashtag virtuale, quanto spietato, di molti commenti, altri puntavano sull'impreparazione sul fronte del dialetto, sulle stonature, sull'inadeguatezza di un cast pop di fronte a un artista che nel pop ha sguazzato, ma sempre con una superiore consapevolezza musicale, e con un passato di ben altro spessore. Sotto accusa, anche, il poco spazio concesso, e spesso a notte fonda, ai protagonisti del neapolitan power, ai compagni-fratelli dei supergruppi, alle altre voci veraci invitate in scena: Ranieri, Clementino, la Nccp, Raiz, Gragnaniello, la De Sio. Insomma, sembra quasi che Napoli, fiera della sua ritrovata turisticità, si sia lamentata della «nazionalizzazione» pinodanieliana, immemore di certe sue scelte artistiche come esistenziali, gelosa del suo cantautore eletto a simbolo dai più solo dopo morte.

Più dal palco Emma, Renga, J-Ax, ricordavano gli incontri con Daniele, più sui social si infiammava la reprimenda, a volte non senza il ricorso all'ironia. Sotto una foto di Pino con una mano a segnalare un alt, uno stop, spuntava la scritta: «mà basta guagliù, m'ate accise tutte e canzone mie». Poco importa che anche questo dialetto sia approssimativo come quello di qualche ospite del concertone, anche se scritto da presunti napoletani? Certo, qualcuno ha fatto di tutto per motivare le più aspre critiche, e anche la durata della maratona può aver influito sul risultato sul fronte dei social. Ma a Napoli, mentre sul prato si festeggiava e davanti alla tv molti godevano comunque dello spettacolo, e dell'omaggio, davanti ai telefonini ed ai pc altri gridavano allo «scippo» identitario, quasi che più dell'artista volessero difendere il Pino Daniele Masaniello, a cui ha inneggiato anche Jovanotti dal palco. Ora, prima di tirare il bilancio dell'operazione «Pino è» bisognerà conoscere le cifre che andranno alle due fondazioni benefiche scelte dalle fondazioni che affiancavano l'evento.
 
Sabato 9 Giugno 2018, 10:44
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1 di 1 commenti presenti
2018-06-09 13:06:55
Cento eventi del genere piuttosto che cento sparatorie sulle quali pochi sono i commenti spregevoli per questa parte di Napoli che ne oltraggia quotidianamente l'immagine nel mondo.

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