Gigi D'Alessio: «Capodanno in famiglia per me è una novità»

di Federico Vacalebre

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La notizia vera, spiega Gigi D'Alessio, «non è che chiudo a Napoli, Palapartenope, il tour del mio venticinquennale, ma che dopo 12 anni faccio un Capodanno a casa mia».

Niente piazze gremite o dirette Mediaset?
«No, per una volta in famiglia, tutti insieme, e devo confessare che non ricordo più l'effetto che fa».

E, allora, iniziamo l'intervista dalla fine, dal privato, dal bilancio dell'uomo D'Alessio. Com'è stato questo 2017?
«Direi positivo, ho iniziato con Sanremo...»

Dicevamo del privato.
«Va tutto bene, su quel fronte, davvero».

Anche con la Tatangelo?
«Con Anna, con i figli: ci facciamo il Natale a Roma, torno nella mia Napoli per tre bagni di folla, e riscappo a casa per la fine dell'anno».

Allora torniamo al cantante D'Alessio. Quel rilancio, dicevamo, inizia da Sanremo, con «La prima stella».
«Dimenticata l'eliminazione resta il senso della scelta di essere tornato all'Ariston per lanciare quella canzone, l'album che la conteneva, 24 febbraio 1967, ovvero la mia data di nascita e festeggiamenti per i miei primi cinquant'anni. Che sono continuati dal vivo, con la parte migliore del mio mestiere, il palcoscenico, dove non ci sono giurie di esperti che ti buttano via, conta solo il pubblico».

E il pubblico...
«A 50 anni, dopo 25 di carriera, ha confermato di volermi in scena, ha cantato con me a Bergamo come farà a Napoli, dal 26 al 28: prima data sold out, per il tutto esaurito alla seconda mancano al massimo duecento biglietti, anche la terza sarà gremita. Questo affetto speciale è quello che, nella nuova versione del mio cd uscita come strenna natalizia, racconta il dvd che ricapitola la mia storia, gli incontri con Mario Merola, Loredana Bertè e Lucio Dalla, il duetto virtuale con Renato Carosone in Io, mammeta e tu. Quel filmato mostrando il mio giro del mondo mostra come a New York non siamo mica andati a suonare alla pizzeria Bellanapoli, ma al Radio City Music Hall. E come reagiva quella platea: l'applauso del pubblico pagante, questa la rubo a De Gregori, conta più di tutto».

In mezzo c'è stata anche l'esperienza di «Made in Sud».
«Mi sono sentito come concesso in prestito a un programma che non era il mio,ma per me è stata comunque un'esperienza interessante, soprattutto perché mi permetteva di lavorare nella mia città».

E come ti è sembrata la Napoli del 2017?
«Quando leggo delle stese, delle sparatorie a Chiaia, delle babygang mi deprimo, capisco che abbiamo ancora tanto da fare, ma riconosco i passi in avanti fatti e mi riempio di orgoglio quando ai tg, finalmente, si parla di Napoli per il boom del turismo o per una grande mostra».

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Sabato 23 Dicembre 2017, 14:43
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2017-12-25 09:37:02
Sei finito,nessuno ti chiama più,dovevi mantenere la promessa fatta a dicembre 2016.
2017-12-23 23:02:22
viale del tramonto

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