Mesolella, canto d'amore
per chitarra Insanguinata

fausto Mesolella
ARTICOLI CORRELATI
di Federico Vacalebre

Il cd è appena uscito (anche su Spotify), il vinile - e che vinile - dovrebbe essere pronto per mercoledì 6 settembre, quando il viaggio di «Taxidi» terminerà da dove è partito, o forse - chissà - - inizierà: dipende dal punto di vista. Quel giorno, anzi quella sera, nella cattedrale di Casertavecchia, al termine di «Settembre al borgo», sarà presentato l’album postumo di Fausto Mesolella, registrato tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017.
«Proprio la mattina del 30 marzo, poche ore prima della sua improvvisa morte, ci eravamo sentiti al telefono e gli avevo chiesto il permesso di andare in stampa», ricorda Giulio Cesare Ricci, che Arbore chiama «mastro Vinile» per la cura che mette nelle produzioni e nelle stampe della sua etichetta, la Fonè. «Ormai avevamo tutto pronto, dai master alla copertina, ma mai avrei pensato che questo disco fosse il suo testamento, che non avrei mai sentito più la sua voce».
L’ex Avion Travel si era innamorato dei lavori di Ricci, della sua ricerca di tecnologie analogiche - i registratori di «Abbey road», i microfoni Neumann degli anni Quaranta usati dai Beatles - per catturare la musica senza alcuna manipolazione elettronica del segnale, «per cercare un suono naturale, come quello della mia chitarra», spiegava lui, orgoglioso dei due lp pubblicati per l’etichetta di Peccioli (Pi), «Live ad Alcatraz» (2014) e, soprattutto, «Canto Stefano» (2015) con cui, in nome della collaborazione con Benni, era diventato anche cantautore.
«Si era innamorato di una delle mie produzioni», continua il discografico, «registrate con il trio del sassofonista americano Scott Henderson nella cantina di un palazzo medievale di Certaldo alta, in Toscana, nei luoghi che furono del Boccaccio. Siamo tornati in quello spazio dal suono emozionante, per registrare la sua chitarra, i suoi loop, cazzabuboli li chiamavo io, ma anche quella cantina, il suo suono, il suo silenzio. Gli ho chiesto di suonare libero, pensando alla durata di una facciata di un lp, che non può durare più di venti minuti». Così ha fatto, immaginando delle suite con l’Insanguinata, la sua fedele chitarra, legno stagionato, che confessava di aver vissuto, di aver imparato qualcosa più nei festini dei matrimoni che nelle sale da concerto o a Sanremo. «Quando stava per avvicinarsi lo scadere del tempo a disposizione mia moglie gli faceva un segno e Fausto si avviava verso la fine».
«Taxidi», viaggio in greco: l’idea del titolo è venuta fuori negli studi televisivi di Red Ronnie, a lui molto vicino negli ultimi tempi. Un viaggio-autoritratto, un testamento-consuntivo di una carriera. Si inizia dalla «Suite n.3», che tiene insieme gli Avion Travel di «Aria di te», con un samba greco e pagine originali, a cui è riservata poi la ««Suite n. 4». Si va avanti, anzi indietro, trovando nella «Suite n. 1» il Satie di «Gymnopedie» e il Modugno di «Vecchio frak», ma anche lo Sting di «Fragile». Hendrixiano dichiarato, ma di tendenza claptoniana, e fieramente orgoglioso di saper conciliare gli opposti estremismi da virtuosi rockettari, in versione elettrica, Mesolella amava la sua sei corde acustica, da cui estraeva suoni delicati come i più grandi musicoterapeuti, da Atahualpa Yupanqui a John Fahey e Marcel Dadi. E nella conclusiva «Suite n.2» il supremo tandem Di Giacomo/Costa di «Era de maggio» si (con)fonde con Jobim («Samba di una nota») e Rota («Ai giochi addio»), raffinando un lungo work in progress, un lavoro di sottrazione, capace di usare i vuoti piuttosto che riempire con l’ennesimo assolo. Arpeggi sconfinano nel blues, ritmo e melodia copulano come amanti infedeli ma consueti, le armonie si aprono in esplorazioni/improvvisazioni, una pizzica ricorda che in principio era la musica popolare, che alla fine è la musica popolare.
496 le copie numerate del vinile, come di tradizione per la Phoné, che arriveranno sul mercato, stesso numero del cd «dorato» - insieme più bello, «sonoro» e duraturo - approntato per l’occasione, mentre il super audio cd «di battaglia» sarà disponibile in quantitativi più numerosi. L’anteprima casertana sarà ripresa dalla telecamera di Luigi Scaglione, che girerà un docufilm su «Settembre al borgo».
Lunedì 7 Agosto 2017, 14:51 - Ultimo aggiornamento: 07-08-2017 14:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP