Serio, donna in blues tra Daniele e Mehldau

Elisabetta Serio
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di Federico Vacalebre

Il primo brano, potrebbe mettervi fuori pista: «Afrika» denuncia sin dal titolo le sue matrici, il ritmo ipnotico e ossessivo annuncia l’unico momento vocale del disco, affidato all’ugola profonda di Sarah Jane Morris». Ma i suoni di «16», nuovo album di Elisabetta Serio appena pubblicato dalla Via Veneto Jazz, viaggiano piuttosto verso altri lidi, temperando le pulsioni be bop con atmosfere nordiche, oniriche, sospese.
La fedele ritmica di Marco De Tilla (contrabbasso) e Leonardo Di Lorenzo (batteria) garantisce il tessuto su cui la pianista napoletana si muove ispirata, mentre la tromba di Fulvio Sigurtà e il sax tenore di Jerry Popolo intarsiano qualche brano. Il titolo è un esorcismo numerologico: «Il 16 ha segnato circostanze speciali nella mia vita, è il numero fortunato della “smorfia” e ha una valenza karmica, rappresentando l’essenzialità e il cambiamento, due capisaldi del mio personalissimo credo», spiega Elisabetta, trasportata dalla voglia di «mettere sui tasti le emozioni che la vita mi trasmette, gli incontri, gli scontri, l’amore, l’odio. Essendo una persona molto riservata e timida con le parole, la mia musica è l’unico linguaggio in cui sento che davvero sto esprimendo tutta me stessa, senza interpretare nessuno ruolo. Ogni brano di questo album fotografa un’esperienza o un’emozione forte».
Due le dediche: «Brad» per Mehldau, «uno dei più grandi pianisti moderni grazie al quale la musica non è più settoriale, ma trasversale»; «Mr P» per Pino Daniele, che la volle al suo fianco nei suoi ultimi tour: «Vorrei poter suonare questo brano per lui al memorial che si terrà in giugno al San Paolo». Al fianco del lazzaro felice la Serio ha conquistato un tocco dalla leggerezza penetrante, il feeling di una donna in blues, qualsiasi genere decida di approcciare con una delicatezza che non sa nascondere la sua fragilità, anzi non tenta nemmeno di farlo, ma anche con la consapevolezza di muoversi perfettamente a suo agio sulla tastiera: com’era felice mister P. di averla arruolata, di averla al suo fianco, lui che aveva sempre cercato il tocco pianiste ispirate come Rita Marcotulli e Rachel Z.
«Freedom» si fa attraversare dal canto dolente di «Strange fruits» come «7 reasons why» da Bach, «Rumors» pensa agli «inciuci» e alle «capere», «Trees» stormisce come gli alberi del Salento, «buen retiro estivo sin dall’infanzia».
Sabato 14 ottobre la presentazione dal vivo alla Feltrinelli di piazza dei Martiri.
Giovedì 5 Ottobre 2017, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 05-10-2017 12:30
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