Bonomo, l'ultimo cd con Mesolella

Fausto Mesolella e Alessio Bonomo
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di Federico Vacalebre

Nel 2000 Bonomo passò come un alieno tra i Giovani di Sanremo con «La croce», poi, il cantautore napoletana ha fatto parlare di sé più prestando la sua penna (a Bocelli, tra gli altri), togliendosi anche lo sfizio di avere l'Ok di Bob Dylan al suo adattamento di «Girl from the North country» e vincendo da autore un Nastro d'argento. Fausto Mesolella, che, dopo l'exploit all'Ariston, aveva prodotto il suo album d'esordio, «La rosa dei venti», era convinto che Alessio fosse «uno dei segreti meglio mantenuti della canzone d'autore italiana, quella vera, quella grande. Un poeta, mi verrebbe da dire, se la parola non fosse usurata, svalutata», raccontava il chitarrista improvvisamente scomparso il 30 marzo 2017, a 64 anni. All'epoca con la fedele Insanguinata - la sua sei corde che confessava anche nell'aspetto di aver vissuto - stava lavorando a due progetti: il disco del ritorno in campo degli Avion Travel, che aspettiamo ancora, e questo «La musica non esiste», il terzo album di Bonomo, appunto, che la Esordisco farà uscire il 26 gennaio. Un lavoro intenso, emozionante, antico nella concezione che non fa sconti commerciali ad una canzone che non sia solo saponetta, che dice rosa alla rosa e morte alla morte, e si apre con una «Lettera d'amore» secondo cui «le canzoni stupide spesso sono le più belle» per non ammantare di snobismo intelettuale una dimensione lirica e sonora delicata, rarefatta, da chansonnier senza tempo.
«Con Fausto siamo sempre stati in contatto, ogni tanto ci dicevamo che dovevamo fare di nuovo qualcosa insieme», ricorda Alessio, «e finalmente lo stavamo facendo, con la comodità di lavorare nel suo studio sotto casa. Quando è... successo quello che è successo ci mancava ormai poco a finire il disco, c'era solo un pezzo da terminare». Quel pezzo, ora posto alla fine dell'album, è «La musica non esiste (Fausto)». «La musica non esiste, esiste un'altra cosa di cui la musica è una serva e come tale va trattata e infatti io non suono faccio tutta un'altra cosa», canta Bonomo, su un loop di chitarra di Mesolella: «C'era solo quello e la batteria di Mimì Ciaramella, Tony Canto ha completato il pezzo, e poi i missaggi, anche lui in segno di omaggio per un artista che aveva conosciuto bene, sul palco e fuori. Fausto amava quei versi, mi aveva chiesto di tirarli fuori dal cassetto, dentro c'era la sua concezione del mestiere, in cui non contavano le note, ma le emozioni. Come quelle che ci hanno regalato Peppe Servillo, Petra Mangoni e Alessandro Mannarino, contribuendo al completamento del pezzo».
Tra brani che provano a portarci via dal «Reality» in cui crediamo di vivere e «L'uomo di spalle», ritratto dell'uomo contemporaneo che puoi seguire come un leader o un amore solo se non lo guardi negli occhi, c'è il napoletano scaramantico di «'O'mbrello», il sogno di «Un'altra Italia», ma soprattutto «Cosa succede quando si muore», «diventata un'altra cosa rispetto all'idea, già curiosa, con cui era nata. Di partenza c'era una musica di Francesco Arpino, un libro, la mia curiosità per la concezione della morte nelle altre culture. Mesolella aveva insistito per inserire la canzone nel cd, mi aveva detto che se avesse trovato la chiave giusta per farlo gli sarebbe piaciuto metterci anche la voce, non solo la chitarra». È rimasta solo la chitarra di Faustone, ma come canta, leggera, profonda, ineludibile. Forse la musica non esiste, ma di sicuro esiste quell'altra cosa di cui lui era maestro.
Domenica 7 Gennaio 2018, 15:17 - Ultimo aggiornamento: 07-01-2018 15:17
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