Biagio Antonacci: «In coro per Pino, angelo nel cielo di Napoli»

di Federico Vacalebre

Antonacci torna a Napoli a poche settimane dal sold out al Palapartenope: «Lo porto ancora negli occhi e nel cuore, quel calore così speciale che ho paura di bruciarmi nella notte di Pino al San Paolo», spiega, appena arrivato in città per prendere parte al concertone di domani sera.

Che cosa canterai, Biagio?
«Ho scelto un brano ritmico, Che Dio ti benedica, perché è quello che pensavo, che penso, ogni volta che ascoltavo, che ascolto, Daniele. Ormai tutti lo sanno che ero un suo fans, che lui, e i Dire Straits, erano i miei idoli giovanili».

Poi un duetto.
«Sì, con Alessandra Amoroso, una ballata più intimista, Che male c'è. Mi dispiace non poter osare il napoletano, la sua lingua, ma so che il popolo di Pino Daniele perdonerà quanti tra noi sbaglieranno accenti e cadenze, capiranno che è un atto d'amore, non una celebrazione».

Eppure è il più grande omaggio che la musica italiana abbia mai reso a un suo artista, per cast, per impatto mediatico, con la diretta su Raiuno e quasi tutti i network radiofonici.
«Proprio così, succede un po' quello che successo quando Pino morì e la gente si ritrovò spontaneamente in piazza del Plebiscito, una volta, e poi un'altra volta ancora, quasi pretendendo un secondo funerale. Nello stadio di Maradona lui si è esaltato ed ha esaltato la sua gente, tutti quanti noi, diversi per età, suoni, estrazioni, siamo pronti a cantare con il pubblico le sue canzoni. Per questo concertone sta succedendo una cosa strana».

Quale?
«Io ho appena mandato un sms dicendo: Vado a Napoli da Pino. Ai Wind Music Award di Verona c'era gente che mi diceva: Ci vediamo da Pino. Mi aspetto un'ombra a coprirci, durante la serata».

Perché? Di chi?
«Di Pino, è l'unico che conti in questa maratona di note. Lo immagino come un angelo nel cielo di Napoli, sopra di noi: che Dio lo benedica davvero».

Siete stati amici. Lui era noto per il carattere un po' chiuso, da orso.
«Ma quando ti dava il suo cuore poi... A un certo punto si è sciolto un po' merito molto anche del manager Ferdinando Salzano, che trovava sempre un motivo, un'occasione, per metterlo in mezzo a qualche collega. Come quella sera in cui nacque One day, che rimane l'ultimo duetto che ha registrato, forse l'ultima cosa in assoluto».

Un brano dal testo premonitore.
«In qualche modo sì, soprattutto per com'è nato, per che cosa significava, che cosa ha significato per me. Pino mi aveva invitato a cena a casa sua, eravamo in tre, c'era anche Salzano, aveva messo a posto una chitarra che voleva farmi sentire, iniziammo a fare musica per puro piacere e io tirai fuori un vecchio pezzo che avevo scritto sempre pensando alla sua voce. Lo canticchiai e lui iniziò a rispondermi, prima con la chitarra, poi anche con la voce. Qualcosa stava succedendo in quel processo di composizione istantanea, ce ne accorgemmo pregammo tutti e due Ferdinando di scrivere il testo che ne veniva fuori».

«Sarà un giorno diverso/ quante cose ho perso e quante cose che non ho/ One day, one day/ non sarà certo perfetto/ dimmi cos'è successo/ (e che ogni cosa non è al suo posto)./ Lo so, che te ne andrai dagli occhi miei», cantate. E, poi, ancora: «Ho bisogno anche di questo dolore/ e tutto prende un senso/ risolvi questa solitudine/ o lasciami morire col suono di uno strumento rotto».
«È la chiacchiera tra due amici, è il testamento di uno che dice all'altro che se ne va, ma sapendo di lasciare qualcosa. Pino ci ha lasciato tantissimo, anche i ragazzi italiani lo sanno, lo cantano. Al San Paolo canterò il pezzo in duetto virtuale con lui, staccato dal mio set iniziale... Sono terrorizzato, che Pino mi benedica».
Mercoledì 6 Giugno 2018, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 06-06-2018 11:27
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