Addio a Giglio, «'Nu penziero» da cantaNapoli

di Federico Vacalebre

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Non ce l'ha fatta, Rino Giglio a vedere l'anno nuovo, a dimostrare al 2018 che una «vecchia pellaccia» come lui, «che ne aveva vinte, o almeno non perse, di battaglie», come amava ripetere, sarebbe riuscito a salutarlo con i suoi cari. Complicazioni derivate dall'infezione polmonare che lo aveva costretto a una lunga degenza in ospedale hanno ucciso l'altro pomeriggio a 73 anni il paroliere di «'Nu penziero», nato a nel 1944 a Belvedere Ostrense, Ancona, ma napoletano da sempre, non solo per il sangue paterno.

Sarebbe ingiusto ricordare della sua produzione solo quel brano steso sulla musica di Peppe Vessicchio, eppure proprio «'Nu penziero» è stato scelto dai suoi amici e colleghi per ricordarlo in rete. L'aveva scritto per Antonio Sorrentino, cantattore di talento scomparso troppo presto, nel 1998, a soli 38 anni, ma l'aveva visto diventare un piccolo classico moderno grazie all'ostinazione di Valentina Stella, che l'aveva fatto suo ereditandolo dall'amico e lo intonava ogni sera, accompagnandone la fine con la mano verso l'alto e un bacio rivolto al cielo. «'Annascuso mmieze scale/ n'amico se stà bucanno» era l'incipit spietato, la canzone napoletana abbandonava sentimentalismi d'accatto per affrontare la cronaca più spietata, la strage dell'eroina (siamo nel 1985). Ieri, con quel canto dolente e accorato, l'hanno ricordato in rete tanti, da Lucia Cassini a Gianfranco Gallo (che inserì il pezzo nel suo musical sui «Quartieri Spagnoli»), Andrea Sannino...

Ma Giglio non «era» solo quel pezzo: aveva firmato (con Rodolfo Fiorillo) «Femmene e mare», con cui Lina Sastri partecipò al Sanremo del 1992; (con Franco Campanino, che aveva già usato la musica per la colonna sonora de «I guappi») «'Na voce antica» incisa da Roberto Murolo in duetto per Toquinho; «Gennari'» per Peppino Di Capri, dedicato alla mascotte del primo scudetto del Napoli; lavorò spesso in tandem con Leonardo Barbareschi; anche se magari le cronache ricorderanno piuttosto la sua collaborazione ai brani siglati da Silvio Berlusconi per Mariano Apicella, a partire da «Meglio na canzone» e «Nuie ca facimme sunna'».

Lascia i figli Lula e Alessandro Giglio e la moglie Enza, i funerali si terranno alle 11.30 nella chiesa di Santa Maria in piazza Arenella. Un brutto modo di chiudere l'anno, per il piccolo mondo antico, e sempre più a rischio di estinzione, di cantaNapoli, che Giglio aveva animato sino alla fine, dando testi a giovani emergenti, partecipando a festival ed iniziative, raccontandosi con la solita passione nel volume Nu penziero-O culore d'e parole (edizioni Boopen Led), in cui aveva raccolto canzoni, poesie, aforismi. «Chi scrive canzoni per lavoro è detto paroliere, chissa perché. O forse un perché c'è: la paura, un po' snob, di largheggiare con la parola poeta. Ma Rino Giglio non se la prende se dici paroliere, lui sa che il mestiere delle parole è serio assai», scriveva Pietro Gargano nella prefazione.

Ciao, Rino, ciao.
 
Domenica 31 Dicembre 2017, 11:02 - Ultimo aggiornamento: 31-12-2017 11:02
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