80 anni di Celentano: fede, ecologia e rock

di Enzo Gentile

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Per i suoi ottant'anni gli auguri e le celebrazioni su carta e video si sprecano: ci sono tutti, tranne lui, che fedele alla regola del silenzio e dell'assenza, si è preso una pausa ulteriore. Adriano Celentano arriva alla boa domani, il giorno dell'Epifania, che tutte le feste, anche la sua, si porta via. In attesa di vedere «Adrian», la serie a cartoni animati in dieci puntate, che il Molleggiato ha curato personalmente, annunciata per primavera su Canale 5, resta da capire quali sorprese saranno riservate ai fan e ai semplici curiosi: c'è chi lo vede sfilare per un mega-omaggio al Sanremo formato Baglioni, magari con un bel superduetto.

Uno che lo ha conosciuto bene, da vicino, fin dai tempi eroici del Clan, è Ricky Gianco, che con lui mantiene buoni rapporti: «I nostri contatti professionali risalgono alla prima metà degli anni 60, quando fui al suo fianco alla fondazione del Clan: è mio il primo singolo dell'etichetta, Vedrai che passerà, numero di codice 24000, in onore al suo hit degli esordi, 24mila baci. Lo ricordo come un periodo molto bello, creativo, divertente, ricco anche di scherzi e di giochi, oltre che di musica. Nel gruppo c'erano Guidone, suo nipote Gino Santercole, Miki del Prete, Don Backy: il Clan resta un'esperienza unica, una specie di battistrada rispetto alle produzioni indipendenti, nata ben prima della Apple beatlesiana. Lo spunto venne suggerito ad Adriano dal celebre Rat Pack d'oltreoceano, con i talenti che ruotavano intorno a Sinatra, a cominciare da Dean Martin e Sammy Davis jr. La nostra fu un'avventura italiana, locale, ma di grandi soddisfazioni».

La vicenda del Clan non fu priva di scossoni e abbandoni, a cominciare proprio da Gianco, che nel 1963 saluta la compagnia e si avvia verso una felice carriera solista: litigi, gelosia, insofferenza verso il capo? «Semplici bisticci dell'età: avevo vent'anni, amavo il rock'n'roll, fin da bambino mi consideravano un ribelle e mal digerivo certi atteggiamenti un po' dispotici di Adriano, cui tutti erano peraltro abituati. Non ci fu l'accordo su un contratto e decisi di non unirmi a tutto il gruppo del Clan che seguiva Celentano sul set del film Super rapina a Milano, dove tra l'altro avrebbe conosciuto Claudia Mori. Forse venne letto come un atto di insubordinazione, ma allora non ci feci molto caso: avevo un sacco di idee, canzoni da scrivere, voglia di suonare, il Clan cominciava a starmi stretto».
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Venerdì 5 Gennaio 2018, 09:24 - Ultimo aggiornamento: 06-01-2018 19:18
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