Giffoni Experience, intervista a Gubitosi: «E ora punto al cinquantennale»

di Diego Del Pozzo

«Una macchina complessa in evoluzione costante»: questo è Giffoni Experience nelle parole del suo vulcanico fondatore e direttore Claudio Gubitosi, convinto dell’esigenza «di continuare a cambiar pelle senza mai tradire la propria identità, ma guardando costantemente al futuro». Nel tradizionale bilancio di fine festival, Gubitosi si sofferma in maniera volutamente rapida sui ragguardevoli risultati già ottenuti dalla sua creatura, giunta quest’anno alla quarantasettesima edizione, per lanciare una sorta di piano triennale verso “Giffoni 2020”, sorta di brand ancora ufficioso (ma certamente diventerà ufficiale nei prossimi mesi) del cinquantennale, previsto appunto nel 2020.

Giffoni Evolution, dunque, potrebbe essere la formula ideale per definire questo esempio di industria culturale tutta meridionale che ruota intorno al festival conclusosi ieri sera, ma che, in realtà, racchiude molto di più, grazie all’apertura del primo lotto della Multimedia Valley, alle storiche attività in Italia e all’estero, alle produzioni audiovisive per partner pubblici e privati, al protocollo d’intesa triennale siglato venerdì col Ministero dell’Istruzione per promuovere il cinema nelle scuole di ogni ordine e grado, a un’apertura verso il mondo della pubblicità con l’assegnazione dal prossimo anno dei Creative Awards, all’inserimento nella nuova legge cinema voluta dal ministro Franceschini «tra i soli quattro eventi – sottolinea orgoglioso Gubitosi – di interesse strategico nazionale».

Direttore, nel giorno della chiusura del Giffoni Experience 2017 lei ha glissato sui risultati ottenuti e puntato dritto verso il futuro. Come mai?
«Perché quanto fatto è sotto gli occhi di tutti e non va sottolineato ulteriormente. Il festival di quest’anno è stato un successo straordinario, filato via senza intoppi nonostante qualche taglio al budget e una congiuntura internazionale non favorevole agli eventi di massa. Non c’è bisogno di rimarcare ciò che tutti hanno toccato con mano, anche il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che in questi giorni s’è calato più in profondità nella nostra realtà quotidiana. Per me, persino la Multimedia Valley appartiene al passato, mentre il nostro futuro necessita di ben altro».

Di che cosa, in particolare?
«Innanzitutto, di un ulteriore potenziamento infrastrutturale dell’intera area, a partire da quello che diventerà il mio tormentone dei prossimi tre anni: la costruzione di una linea ferroviaria di metropolitana leggera che da Salerno possa toccare Pontecagnano e attraversare l’area dei Picentini fino a Giffoni Valle Piana. Si tratta di una necessità assoluta, perché la nostra platea è fatta soprattutto di minori di 18 anni privi della patente. Con la metropolitana leggera Salerno-Giffoni potremo gestire in modo adeguato il flusso nei giorni del festival e valorizzare al meglio la Multimedia Valley durante tutto l’anno».

A proposito di Multimedia Valley, quali sono gli step successivi?
«In questi giorni, abbiamo inaugurato il primo lotto, con gli uffici e la struttura a cannocchiale con l’area mostre e la sala da 400 posti. Nei prossimi mesi, con i finanziamenti della Regione Campania nel 2018, partiranno i lavori per il secondo lotto, in modo da farci trovare pronti per Giffoni 2020 con i contenuti della Valley a regime: il museo “Testimoni del tempo” nel quale saranno in mostra le opere del maestro degli effetti speciali Carlo Rambaldi a partire dalla statua originale di E.T., un proiettore originale di Michelangelo Antonioni, la penna con la quale Gorbaciov ha firmato documenti di importanza storica e tanti altri cimeli; poi la nostra cineteca, che già oggi vanta 30.000 titoli pronti per essere digitalizzati; nuove aule nelle quali ospitare corsi universitari e di formazione 365 giorni all’anno; un’arena all’aperto da 6.000 posti per concerti e grandi eventi. Potenzieremo anche il nostro reparto produttivo, che l’anno prossimo realizzerà una serie a cartoni animati sulle streghe di Benevento rivolta al mercato globale. Nelle nuove strutture trasferiremo anche gli uffici e in quelli attuali lasceremo spazio a 300 giovani di 25 startup che, nei prossimi due anni, svilupperanno progetti nell’ambito del nostro Innovation Hub, per poi presentarli a Giffoni 2020».

Quando è da solo, alla sua scrivania, s’interroga mai sui possibili limiti del progetto Giffoni?
«No, perché per me il limite non esiste, dato che i nostri obiettivi vanno sempre al di là delle previsioni. A 16 anni, girai un filmino in Super 8 intitolato “L’età dei sogni” e, fin da allora, compresi che i sogni, ma soprattutto le idee, non hanno età. Due anni dopo, quando di anni ne avevo 18, fondai il festival. Oggi punto con decisione al cinquantennale, perché quello sarà l’anno nel quale Giffoni nascerà di nuovo. Ai tagli dei finanziamenti, sui quali faremo un punto con le istituzioni entro dicembre, sopperiamo col raddoppio dell’amore e dei sacrifici. Entro fine anno avremo il tema e l’immagine coordinata della prossima edizione. Per crescere ulteriormente, però, abbiamo necessità di più investimenti privati, da parte di imprenditori illuminati di livello nazionale e internazionale desiderosi di legarsi, con reciproca soddisfazione, a una tra le più importanti aziende culturali del mondo».  
Domenica 23 Luglio 2017, 19:09 - Ultimo aggiornamento: 23-07-2017 19:09
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