Virzì: «Sulle strade d’America
il mio elogio della libertà»

di Titta Fiore Inviato

Venezia - In viaggio su un vecchio camper e via, verso le Keys amate da Hemingway. Vecchi, malati, ancora innamorati e liberi. Liberi di scegliere la strada e la durata di un’ultima avventura che non ha, necessariamente, una meta. In «The Leisure Seeker», il primo film italiano in concorso accolto da un mare di applausi, Helen Mirren e Donald Sutherland sono magnifici nei panni di Ella e John, lui forte come una roccia ma svanito e smemorato, lei lucidissima ma devastata dal cancro, due anziani coniugi che il destino e le cure mediche vorrebbero separare per sempre.

E Paolo Virzì è bravissimo a condurli «on the road» in un’America che non riconoscono più e a ripercorrere con loro una storia di amore coniugale nutrita di passione e devozione, ma anche di rivelazioni sorprendenti e humour sottile. Si ride e si piange, con «The Leisure Seeker», in quel perfetto equilibrio di commozione e sorrisi che da sempre rappresenta lo stile del regista toscano e che fa di questa storia ambientata in America un film in tutto e per tutto italiano.

«Non avevo previsto che un giorno avrei girato in un altro Paese, sono fiero di far parte della comunità del nostro cinema e troppo abituato a usare la mia lingua e il paesaggio familiare come strumenti del mestiere» dice, «poi ho ceduto alle insistenze dei produttori e degli amici sceneggiatori Francesco Piccolo e Francesca Archibugi, complice un libro “appetitoso” di Michael Zadoorian attraversato da uno straordinario spirito ribelle contro l’ospedalizzazione forzata dei medici, il conformismo dei figli, le regole e il ricatto delle assicurazioni sanitarie. Promisi che avrei accettato il progetto se Helen Mirren e Donald Sutherland avessero accettato di essere dei nostri. Lo feci per proteggermi, sicuro del rifiuto, non avrei mai immaginato che accettassero. E così in poche settimane ci siamo ritrovati sul set, loro due, immensi, io e la mia troupe con tutte le nostre abitudini sulla Old Route 1 che, guarda un po’, ha lo stesso numero della statale Aurelia che percorro ogni volta che torno a casa».

Sognando di sentirsi per una volta come quei «registi vagabondi» che hanno fatto grande Hollywood, e che rispondono ai nomi di Lubitsch, Inarritu, Ang Lee e chissà quanti altri, Virzì e i suoi cosceneggiatori hanno messo mano alla storia, lavorato sulla personalità dei due protagonisti e spostato l’azione sulla East Coast: «Girare negli scenari grandiosi della Monument Valley e del leggendario West ci esponeva al rischio di finire incastrati in un cliché, abbiamo preferito le atmosfere più dolci e comuni della Florida». E così, invece di arrivare nell’atmosfera chiassosa e pacchiana di Disneyland, il viaggio dei due protagonisti termina davanti alla casa di Hemingway: John è diventato un ex professore di letteratura che si proietta tra le pagine dei suoi scrittori preferiti, Ella una donna che morde la vita, nonostante i tormenti della malattia. Il loro amore che non si arrende commuove come le ballate di Janis Joplin in sottofondo.

«Di fronte alla meravigliosa bravura degli attori ho cercato di essere quel regista “invisibile” che mi è sempre piaciuto diventare, ho cercato di non avere paura dei silenzi dei protagonisti, di essere meno frenetico, più languido». Meno cinico? «A guardare la vita in modo adulto si diventa più vulnerabili, non saggi; l’idea della morte ci tocca personalmente e ci si interroga sui grandi temi, ritrovandoci a parlare dell’anima e del dopo». Ella e John decidono come e quando andarsene, dolcemente e insieme: farà discutere, questo finale? «La loro è una scelta di libertà e io la condivido: insieme fino all’ultimo istante, al di là delle leggi e delle convenzioni. Mi sembra un bel modo di uscire di scena, coraggioso e trionfale».

Nel film irrompe anche l’elezione di Trump, ma è solo un passaggio: «Ci siamo trovati al centro di una campagna elettorale di fuoco e ci è sembrato significativo che proprio in quei giorni due vecchi liberal come i nostri protagonisti sentissero più forte il desiderio di scappare da un’America che forse non riconoscono più». Venduto in più di 90 Paesi, già sold out, «The Leisure Seeker» promette di riportare Virzì sulle strade della California, diritto verso la nomination all’Oscar. «L’avventura dell’Oscar è divertente, ma sono scettico. Però la Sony ci crede e ha programmato l’uscita americana per dicembre, una data strategica per le candidature. Vedremo». Intanto, il regista è già pronto a tornare sul set: «Comiciamo in ottobre a Roma, sarà un film italianissimo».
Lunedì 4 Settembre 2017, 09:10 - Ultimo aggiornamento: 04-09-2017 10:26
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