Abel Ferrara: «Sobrio da cinque anni, posso tornare a Napoli»

di Diego Del Pozzo

L'ospite d'onore e presidente di giuria del festival internazionale Laceno d'Oro in corso ad Avellino fino a domani è Abel Ferrara, il regista italo-americano che, negli anni Novanta, ha scritto pagine indelebili di grande cinema, portando sullo schermo i propri demoni interiori in film importanti come «Il cattivo tenente», «Occhi di serpente», «The Addiction» e «Fratelli». Oggi Ferrara, che risiede da anni in Italia, prima a Napoli e ora a Roma, è lontano da quel periodo oscuro, seppur artisticamente produttivo, dopo la disintossicazione dall'alcool avvenuta quando viveva in Campania. Ad Avellino, è stato applauditissimo al cinema Partenio, durante la proiezione del suo recente «Piazza Vittorio», il documentario sul quartiere romano nel quale vive, «straordinaria oasi multietnica sottolinea che ho raccontato con uno sguardo a livello di strada, intrecciando storie collettive e riferimenti alla mia vita quotidiana».

E com'è attualmente la vita di Abel Ferrara?
«Felice, grazie alla mia famiglia e all'amore per il cinema. Proprio la famiglia e il cinema sono i due poli intorno ai quali ruota oggi la mia esistenza. E la cosa bella è che, a volte, s'intrecciano tra di loro, come in Piazza Vittorio. A me piace vivere nel presente e non sono più ritornato né a New York né a Napoli, se non per sporadiche esperienze lavorative».

Come mai, cinque anni fa, decise di andare via da Napoli?
«Perché durante il mio periodo in Campania sono diventato sobrio. Ci riuscii nel centro Leo di Vallo di Maddaloni, che sono tornato a visitare in questi giorni per salutare tanti amici. La prima regola da rispettare quando smetti con una dipendenza è di smettere di frequentare i luoghi e le persone che ti potrebbero ricordare quella stessa dipendenza. Perciò, da sobrio, ho deciso di non tornare più a Napoli. Almeno finora».

In che senso, «almeno finora»?
«Nel senso che mi sto preparando per tornare in città a breve, per un progetto teatrale che mi vedrà impegnato assieme al mio amico Nino D'Angelo. Lo realizzeremo al teatro Trianon, nel cuore di Forcella, il quartiere che io considero una sorta di heart of darkness, di cuore di tenebra, partenopeo».

Si tratta di «Forcella Strit», annunciato da D'Angelo per marzo 2018 durante la presentazione del cartellone della nuova stagione?
«Sì, però con Nino siamo già d'accordo per illustrarne i dettagli assieme a Napoli dopo il 15 dicembre. Da parte mia, sono contento perché lui è un amico e perché torno a lavorare in una città per me meravigliosa e abitata da un'umanità straordinaria. D'altra parte, alla Campania mi legano le origini familiari, grazie a mio nonno che, a inizio Novecento, partì da Sarno per gli Stati Uniti».

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Sabato 9 Dicembre 2017, 11:01
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