“Sensazioni d'Amore” di Pantaleo tra i finalisti dei Fabrique Awards

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Ogni bambino nasce con una melodia nel cuore. La musica, a Napoli, è al centro della vita di ogni persona ed è proprio su questo che si basa «Sensazioni d'Amore», l'opera prima di e con ​Adriano Pantaleo​, prodotto 
​da Pierpaolo Verga per O’Groove in collaborazione con Francesco Di ​Leva e Adriano Pantaleo per Terra ​Nera. Il corto è tra i finalisti della terza edizione dei Fabrique du Cinèma Awards 2017 ​nella sezione «Miglior ​cortometraggio italiano​», scelto tra oltre 1500 corti.  Willem Dafoe ​è il presidente che ​guiderà la giuria composta da Valentina Lodovini, Christian Halsey Solomon e Alessandro Usai.

Adriano Pantaleo, attore di teatro, cinema e tv, esordisce come regista con il cortometraggio in gara. ​L’idea nasce 
da un raccontro breve di Marco Marsullo che il giovane regista ha ​letto alcuni anni fa. Poi Pantaleo ha poi scritto la sceneggiatura a quattro mani con lo stesso Marsullo, ​​ispirandosi al reale fenomeno dei cantanti neomelodici​. Oltre 60 comparse e 15 attori professionisti sono stati messi in campo per realizzare l’opera prima di Adriano Pantaleo, un lavoro davvero impegnativo, su cui ha voluto scommettere il produttore PierPaolo Verga per O’Groove. Proclamata «miglior produzione» ai David di Donatello 2017, O’Groove non ha esitato a credere nel progetto del giovane e promettente regista. 
 
 

La storia è ambientata a Napoli, città dai mille volti dove molti ragazzi sognano di fare i cantanti e alcuni ci riescono: Marco Marsù, il protagonista del corto, è uno di questi. È il giorno della festa del diciottesimo compleanno di Annarita Milonga. Geggè, il padre della festeggiata, come ogni padre, vuole che sia un giorno indimenticabile della vita di sua figlia e per questo le prepara «'o regalo cchiù bell' ro munn'»:  Marco Marsù, canterà per lei alla sua festa. Ma Geggè è anche un uomo di strada, un criminale, il capo di uno spietato clan camorristico. La festa per il compleanno di Annarita Milonga si trasforma, per il giovane cantante, in un sequestro in piena regola.

«Sentivo fortemente l’urgenza di raccontare l’universo dei cantanti neomelodici utilizzando però un punto di vista insolito, uno sguardo diverso: quello del cantante appunto - dice Adriano Pantaleo - La mia idea era quella di fare un film che non fosse assolutamente giudicante. Ho sentito la necessità dunque di utilizzare codici diversi da quelli con cui siamo solitamente abituati a vedere raccontato questo mondo e di cui siamo spesso assuefatti, dei codici più moderni e meno realistici. Ho pensato che la leggerezza potesse essere un modo nuovo di affondare l’occhio nel reale, di raccontare quei meccanismi che attanagliano questo universo, e non solo, facendo in modo che il pubblico potesse percepire certe dinamiche come universali. La strada della commedia nera dai toni grotteschi e talvolta esasperati, come d’altronde sono i ricevimenti di una certa Napoli, mi è sembrata rispondere a queste esigenze e per fare in modo che il film mantenesse uno spessore anche di indagine sociale ho optato per un finale crudo e reale, sottolineando così l’inevitabile destino tragico di chi si trova intrappolato nel sistema camorra anche essendone totalmente fuori, o se vogliamo ai margini, suo malgrado».​
Mercoledì 13 Dicembre 2017, 20:41
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