Sacco e Vanzetti, 90 anni fa l'ingiusta condanna dei due anarchici in Usa: ​restaurato il film del '71

Conoscere la vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due anarchici italiani ingiustamente condannati e giustiziati nel 1927 negli Stati Uniti «ha fatto nascere in me, un desiderio che poi è restato, di raccontare la mia sofferenza per l'intolleranza». Lo racconta uno dei grandi maestri del cinema italiano, Giuliano Montaldo parlando di uno dei suoi capolavori, “Sacco e Vanzetti” (1971), con Gian Maria Volonté e Riccardo Cucciolla. A 90 anni dall’esecuzione e a 40 dalla riabilitazione giudiziaria dei due anarchici, il film in versione restaurata (grazie a Unidis Jolly Film in collaborazione con Cineteca di Bologna, Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema) debutta domani in una serata di gala alla Festa del cinema di Roma, con in prospettiva anche una possibile nuova uscita nelle sale e la messa in onda in tv.

Il doppio anniversario legato a Sacco e Vanzetti è ricordato anche da una Mostra fotografica a Cinecittà, “Sacco e Vanzetti - Novanta/Quaranta”, con 40 scatti sul set di Enrico Appetito e del documentario “La morte legale: Giuliano Montaldo racconta la genesi del film Sacco e Vanzetti” di Silvia Giulietti e Giotto Barbieri, che prossimamente sarà proposto nelle scuole italiane.

Come molti italiani, Montaldo ha conosciuto la storia di Sacco e Vanzetti solo molti anni dopo: «Durante il processo si alzarono voci in loro difesa in tutto il mondo, ma in Italia c'era il fascismo e non se ne parlava» ricorda il regista. Lui ha scoperto la vicenda «grazie a uno spettacolo teatrale che ho visto a Genova. E' una storia incredibile, ma trovare i finanziamenti per farne un film, non è stato per niente facile».

Il cineasta ha ricostruito i fatti e il processo con una rigorosa ricerca sui documenti, ed ha avuto da subito le idee chiare sul cast. «Essendo una coproduzione con la Francia, insieme a Gian Maria Volonté, interprete di Vanzetti, loro volevano un attore francese. Mi è stato proposto Yves Montand per Sacco, ma io ho detto no. Volevo Riccardo Cucciolla, poi premiato a Cannes per il film come miglior attore, che era di origini pugliesi e rispecchiava la cultura e la fragilità anche fisica di Sacco». Volonté «ha vissuto, come faceva sempre - racconta Montaldo - l'avventura del film restando nel personaggio. E avendo scoperto che nella realtà Vanzetti era sempre molto premuroso verso Sacco, Gian Maria faceva lo stesso con Cucciolla. Anche fuoricampo, gli chiedeva continuamente se fosse stanco, se volesse un caffè.. era commovente». Nonostante le difficoltà produttive, «ho avuto anche un grande colpo di fortuna - dice -. Volevo Joan Baez per interpretare Here's to you, la canzone per il film scritta da Ennio Morricone, diventata un inno contro le ingiustizie. E grazie a Furio Colombo, incontrato un giorno per caso a New York sono riuscito a farle avere la sceneggiatura. La mattina dopo Joan Baez mi ha chiamato e detto sì». Il film resta attuale anche oggi? «Purtroppo sì».

«L’intolleranza verso gli altri continua a provocare guerre, odi, razzismi, follie. Ne vediamo tanta intorno a noi. Il mondo va in una direzione che mi fa soffrire. Per cambiare le cose non basta il cinema, ci vuole una mobilitazione seria''. E durante la serata Amnesty International, partner del progetto descriverà proprio il proprio impegno per l’abolizione della pena di morte nel mondo. Inoltre, in apertura di serata sarà proiettata la sequenza originale dei funerali di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, con un omaggio a Ennio Morricone (presente in sala): l’esecuzione di Gilda Botta al piano e di Luca Piccini al violoncello di “Here’s to you”.
Sabato 4 Novembre 2017, 18:09 - Ultimo aggiornamento: 05-11-2017 15:56
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