Ozpetek, show al botteghino: «Vince la Napoli della bellezza»

di Titta Fiore

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«Napoli velata» vola negli incassi: 750 mila euro in due giorni, con un'ottima media copie, e ieri, in città, non si trovava un biglietto. Curiosità, tanta. Discussioni appassionate all'uscita, come per un derby del cuore. Una cosa è certa: il film di Ferzan Ozpetek, con la sua carica di misteriosa e morbida sensualità, non lascia indifferenti. La storia di amore e morte che travolge Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi sullo sfondo di case meravigliose, scorci mozzafiato, atmosfere inquietanti e suggestive ha saputo entrare in sintonia con il pubblico. E non solo a Napoli. Il regista cita Marco Ferreri: «I film, senza gli altri, non esistono. E gli altri sono, come noi, autori del film». Naturalmente è contentissimo: «Vivo un bel momento, l'idea che Napoli velata riesca a lasciare un segno, a suscitare un dibattito, è la cosa che più conta, per me».
 

Qual è la chiave del successo del film, secondo lei?
«I napoletani sono contenti di vedersi rappresentati per quel che sono, senza stereotipi, nella loro normalità di cittadini di una metropoli bella e contraddittoria. Racconto il quotidiano delle persone in un modo attento, curato anche dal punto di vista estetico. E la gente è come sollevata di scrollarsi di dosso la solita narrazione fatta di luoghi comuni, nel bene e nel male».

Era un suo obiettivo?
«Ognuno racconta la propria esperienza, io Napoli l'ho conosciuta così, con la sua grande bellezza e i suoi lati più misteriosi, e così ho cercato di mostrarla agli altri».

Risultato?
«Gli stessi napoletani hanno scoperto, o riscoperto, dei luoghi della città che non conoscevano, come la magnifica scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo».

E il resto del pubblico?
«Beh, la loro reazione è il mio orgoglio, quando mi dicono che il film gli ha fatto venire voglia di partire subito per Napoli, che sono pazzi della metropolitana dell'arte o delle scene girate al mercato del Borgo, mi sento felice come un bambino».

E anche un po' ambasciatore di una cultura.
«No, questo no, non mi permetterei mai, un'ambasciatrice ce l'abbiamo già ed è Elena Ferrante. Nel mondo il nuovo interesse per Napoli è cominciato con i suoi libri. Ed ha aiutato anche me».
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Domenica 31 Dicembre 2017, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 01-01-2018 11:56
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