L'ex sex symbol Nastassja Kinski: «Narrerò Balotelli & Co., lo sport salva le vite»

di Diego Del Pozzo

Negli anni Ottanta, Nastassja Kinski è stata molto più che una diva globale e un sex symbol ammirato in tutto il mondo, imponendosi come una tra le due-tre icone femminili più caratteristiche e riconoscibili dell'intero decennio, grazie a una serie di campagne pubblicitarie passate alla storia e alle interpretazioni in film importanti come «Tess» (1979) di Polanski, «Il bacio della pantera» (1982) di Schrader, «Un sogno lungo un giorno» (1982) di Coppola, «Paris, Texas» (1984) di Wenders (il regista che l'aveva lanciata sul grande schermo, a soli 14 anni, in «Falso movimento» del 1975), «Maria's lovers» (1984) di Konchalovskij, «Revolution» (1985) di Hugh Hudson.

Ospite in questi giorni di «Capri, Hollywood», l'attrice tedesca è oggi mamma soddisfatta e orgogliosa di tre figli e sembra essere riuscita a scendere a patti con un'esistenza intensa come poche altre, caratterizzata da un successo travolgente giunto quando lei era ancora poco più che adolescente e dal rapporto storicamente tormentato col padre, l'attore Klaus Kinski, scomparso nel 1991: quando, nel 2013, la sorella maggiore Pola pubblicò un libro-shock nel quale svelò gli abusi paterni andati avanti per anni, Nastassja non esitò a definirla un'eroina.
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Sabato 30 Dicembre 2017, 10:00 - Ultimo aggiornamento: 30-12-2017 11:01
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