Lollobrigida: «I molestatori? Li ho presi a schiaffi»

di Titta Fiore

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Da quando c'è lei, i francesi un bel decolleté rigoglioso lo chiamano «les lollo». E per lei Vittorio De Sica pronunciò la celebre arringa nel «Processo di Frine» di Blasetti: «Se assolviamo i minorati fisici, perché non assolvere una maggiorata fisica?». Il mito dell'attrice italiana bella, sontuosa - oggi si direbbe curvy - e battagliera nacque così e Gina Lollobrigida l'ha portato in giro per il mondo ai massimi livelli. A Hollywood la volle Howard Hughes, gran produttore e scopritore di dive, nei film ha recitato con i più fascinosi, da Errol Flynn a Frank Sinatra, da Rock Hudson a Burt Lancaster. Ha fatto innamorare star del cinema e capi di Stato, Saddam Hussein la ospitò nel Palazzo del governo, unica straniera, Fidel Castro la corteggiò come «un ammiratore sincero ed educato». Sposò un medico sloveno, Milko Skofic, padre del suo unico figlio Milko jr. Bersagliera per sempre, porta con grinta i 90 anni festeggiati a luglio con una gran festa a via Condotti, a Roma, e sullo scandalo sessuale che sta scuotendo Hollywood Babilonia dice: «Se ne parla fin troppo».
In che senso, signora Lollobrigida?
«Nel senso che nella vita bisogna darsi delle regole. La più importante è non scendere a compromessi. Io la penso così e ho sempre agito di conseguenza».
Nel caso del produttore Harvey Weinstein le accuse sono pesanti e inequivocabili: tutte le donne coinvolte parlano di aggressioni e violenze cui non era possibile reagire.
«Mi chiedo: perché non lo hanno denunciato subito? Perché aspettare degli anni prima di raccontare cose così gravi?».
Non è facile raccontare di aver subito violenza.
«Certo, lo capisco, molte donne si vergognano come se fossero colpevoli, e infatti le cifre ufficiali sugli stupri sono inferiori a quelle reali».
E le molestie?
«È diverso, in molti casi basta dire di no. E se quello insiste e ci va giù pesante c'è una ragione in più per mandarlo al diavolo e finirla lì. Magari sdrammatizzi con una bella risata. Insomma, si può reagire. È una questione di scelte. Ma se accetti le avances, poi te ne assumi la responsabilità».
Dopo Weinstein è toccato a un divo stellare come Kevin Spacey, accusato da una decina di attori e tecnici di essere un «predatore sessuale»: che idea se n'è fatta?
«La stessa: mai scendere a compromessi».
Marilyn Monroe confessò di averne subiti parecchi prima di arrivare al successo. Lei che ricordi ha di Hollywood? Com'era quel mondo dietro la facciata dorata del glamour?
«Quando sono andata a Hollywood ero già una stella di prima grandezza, nei miei confronti c'era un rispetto assoluto. Ne ho un ricordo bello. Mi rispettavano per la carriera e i risultati artistici e per la posizione che avevo nello star system».
Nessuno si è mai preso licenze con lei?
«Guardi, se qualcuno faceva il maleducato reagivo con un ceffone. E non solo in America, mi è capitato anche in Francia».
E in Italia?
«Non me ne ricordo. Di solito ero molto franca, avvertivo che con me non era il caso di provarci».
Anche se aveva di fronte un personaggio importante?
«Anche se era importante non me ne fregava niente».
Facciamo qualche nome?
«Sono troppo grossi, lasciamo stare. E poi non ne vale la pena. Ribadisco, il concetto fondamentale è uno solo».
Quale?
«Non si può subire, bisogna difendersi sempre e comunque, è una questione di dignità e di rispetto verso se stessi. Certo, se poi una ragazza pensa di fare carriera in questo modo, prendendo la scorciatoia, sono affari suoi».
Rispetto ai suoi tempi le cose sono peggiorate?
«Sì, il mondo si è come capovolto, accadono cose gravissime, anche camminare per strada fa paura e le notizie in arrivo dall'estero sono allucinanti. Mi chiedo perché esiste l'Isis, dove ci porterà questa ondata di odio che non sembra avere fine. Ora, mentre siamo qui a parlare delle molestie nel mondo del cinema, migliaia di donne, di bambine sono violentate, ridotte in schiavitù, uccise nel più barbaro dei modi. Perfino i matrimoni, in quei contesti, sono un affronto alla dignità e all'integrità delle donne».
A proposito di matrimoni: nel cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta andava di moda la coppia formata dalla diva e dal produttore...
«Non è il mio caso, come si sa... non m'interessava. Ma non giudico: ognuno fa le sue scelte».
La sue, in sintesi, dove l'hanno portata?
«Ho avuto una vita piena, ho lavorato sempre e mi sono difesa anche quando era difficile farlo, purtroppo. E non dico altro».
Martedì 7 Novembre 2017, 08:17 - Ultimo aggiornamento: 07-11-2017 13:13
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