Vincenzo Salemme si scopre scrittore: «Nulla è come sembra se c'è di mezzo l'amore»

di Titta Fiore

Vincenzo Salemme ha i minuti contati: ha appena finito a Formia le riprese in notturna del film «I compromessi sposi» con Diego Abatantuono e già corre alle prove della nuova commedia «Con tutto il cuore» che domani debutta a Caserta e a Napoli arriverà in marzo al Teatro Diana. È stato nella giuria di qualità di «Tale e quale show» con Carlo Conti e ora Fabio Fazio lo reclama a «Che tempo che fa». Insomma, giorni frenetici. Ma non basta. Nei ritagli di tempo l'attore e commediografo ha scritto anche un libro, un romanzo noir che s'intitola La bomba di Maradona (edito da Baldini-Castoldi) che presenterà ai lettori napoletani sabato prossimo, alle 12, nel corso di un firmacopie nel Mondadori Bookstore di Piazza Vanvitelli. Al centro della storia, che si legge tutta d'un fiato, ambientata in una Napoli ambigua e intrigante, l'assassinio di un giudice anticamorra sotto scorta per un'inchiesta sui rifiuti tossici. Nell'esplosione dell'auto, saltata in aria con un grossa carica di esplosivo, la «bomba di Maradona», appunto, il magistrato muore sul colpo, mentre sua moglie, incinta all'ottavo mese, spira dopo aver dato alla luce il loro bambino. Dieci anni dopo, su quel caso mai davvero risolto, tornerà, per farci un film per la tv, un regista capace e disilluso, affiancato nelle indagini da un giornalista di lungo corso e da una giovane stagista piena di energia e di entusiasmi. Naturalmente non mancano i colpi di scena, conditi con l'ironica malinconia propria della scrittura dell'autore, che sa attingere alla commedia dell'arte come ai classici del genere noir.

Allora Salemme, eccola diventato romanziere.
«In verità avevo scritto un soggetto per un film drammatico su un attentato, ma non era facile montarlo, la mia storia di autore è molto votata alla comicità. L'amico e socio produttore, Giampiero Mirra, mi suggerì di trasformarlo in romanzo, e così io mi sono divertito a scriverlo».

Perché ha scelto la chiave del noir?
«Perché sono un lettore appassionato di gialli e di thriller, soprattutto americani. Mi piacciono i libri di Connelly, di Jeffery Deaver e il primo Ken Follett, di una bravura pazzesca».

E gli italiani?
«Ammiro molto Camilleri e il nostro De Giovanni, bravissimo, mi piacciono Dazieri, Carlotto e Lucarelli e i thriller di Luca Di Fulvio che per certi versi mi ricorda Stephen King».
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Giovedì 6 Dicembre 2018, 11:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-12-09 02:39:00
Scrittore
2018-12-06 16:17:00
va fatic veciè

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