Crisi di idee o marketing? I film copiano i titoli delle canzone

di Oscar Cosulich

Da qualche tempo un cinema italiano in perenne crisi d'idea usa le canzoni copiandone... i titoli: l'ultimo (per ora) capitolo di questa storia è «Attenti al gorilla» di Luca Miniero (in sala da domani), film in cui per l'autore che «il gorilla è la metafora di una diversità e di un'accoglienza con la quale dobbiamo fare i conti, oltre ad essere l'unico africano che vorrebbe tornare in Africa» ma, se gli si chiede quale sia il legame con la canzone di Brassens tradotta da De André del titolo, Miniero si limita a dire che «abbiamo scelto questo titolo perché è piacevole». Nella «commedia animalista», Frank Matano è un avvocato in rotta con l'ex moglie e collega Cristiana Capotondi, ha uno studio nel retrobottega del salone di estetica di Diana Del Bufalo (proprio come l'avvocato criminale Saul della serie «Better Call Saul»): legami con la canzone del titolo non sembrano essercene se non in una scena in cui Lillo, coinquilino di Matano travestito da gorilla, subisce le attenzioni sessuali del primate ospitato nella loro casa, evocando così quel giudice che, nella stessa situazione, «piangeva come un vitello e negli intervalli gridava mamma». Peccato solo che, poi, il gorilla canti invece «Gelato al cioccolato» di Pupo.
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Mercoledì 9 Gennaio 2019, 11:21
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