Brutta sporca e cattiva
l'Italia vista da Cannes

di Titta Fiore

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Inviato a Cannes

Non hanno un lavoro, a volte neppure una casa, da tempo hanno imparato che la miseria, la crudeltà sono la vera materia di cui sono fatti i sogni, non le fantasie di anni bambini lasciati senza troppi rimpianti alle spalle, eppure appartiene a loro, a queste donne abituate ad andare in direzione ostinata e contraria, lo sguardo che racconta l'Italia a Cannes. Sono loro a caricarsi sulle spalle il peso di un Paese brutto, sporco e cattivo e a «tirare la carretta», a crescere i figli di padri camorristi scegliendo ruvidamente per il bene, a resistere alla violenza domestica, a rimboccarsi le maniche con una specie di fanciullesca incoscienza e a ricominciare a vivere tra le rovine del paesaggio urbano e il deserto del cuore.

Il Festival del cinema che compie settant'anni apre l'album di famiglia orgoglioso della sua storia e del suo prestigio, ma le foto in bianco e nero di Sophia Loren raggiante con il diadema e la stola di visone, di Claudia Cardinale sulla spiaggia della Croisette con un gattopardo al guinzaglio, appese nei corridoi del Palais, raccontano con tenerezza struggente la distanza siderale da un'epoca più semplice e romantica o forse solo addolcita dalla nostalgia.

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Mercoledì 17 Maggio 2017, 08:58 - Ultimo aggiornamento: 17-05-2017 13:58
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