Le nozze gay di Salvatore Esposito e il debutto di Aldo solista

di Oscar Cosulich

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Dodici film, tutti di produzione italiana: è questa la ricetta di Medusa per le sfide del 2018, presentata dall'ad Giampaolo Letta, dopo una stagione che ha visto in Italia una flessione del 13,5 % degli incassi. In attesa del messia del botteghino Checco Zalone («sta scrivendo la sceneggiatura, ma la regia non sarà di Gennaro Nunziante che aveva firmato i precedenti film, la produzione invece è come sempre Taodue, saremo nelle sale a gennaio 2019», garantisce Letta), Medusa ha in serbo altri pezzi forti: «Il primo giorno della mia vita» di Paolo Genovese, «che sarà girato negli Usa con attori statunitensi e inglesi, un progetto internazionale»; «Il vizio della speranza» di Edoardo De Angelis e il nuovo film di Ficarra e Picone. Poi, sempre nel campo della commedia, si segnala «L'indesiderato», esordio in «assolo» di Aldo Baglio (senza Giovanni e Giacomo), «film da lui scritto ma non diretto, che sarà nelle sale a fine 2018 e inizi 2019».

Ora però Medusa apre le danze il 25 gennaio con «Made in Italy», ritorno al cinema di Luciano Ligabue, con la coppia Accorsi/Smutniak protagonista. L'l marzo tocca a «Matrimonio Italiano», commedia sulle nozze gay di Alessandro Genovesi, con Salvatore Esposito/Genny Savastano nel ruolo di uno dei due sposi (battuta chiave: «So' tutti bravi a fare i gay a Berlino»). L'8 marzo segue «Vengo anch'io», interpretato e diretto dalla coppia comica Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, mentre la prima parte della stagione si chiude il 22 marzo con «Una festa esagerata» di Vincenzo Salemme. E Brizzi? «Di comune accordo abbiamo deciso di congelare il suo nuovo film, nessuna censura». Medusa, inoltre, sta riflettendo anche sull'opportunità o meno di inserire «clausole morali» nei contratti degli artisti.
Giovedì 14 Dicembre 2017, 10:35
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1 di 1 commenti presenti
2017-12-14 21:57:34
Vogliamo zalone e siani insieme....anni fa non ci sarebbe stato nessun problema a fare film con più protagonisti assoluti insieme. Secondo me la crisi e le pretese dei nuovi attori saranno talmente sproporzionati che le case produttrici stanno fallendo 1 a 1

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