Spende tutti i risparmi per restaurare la torre del 1400 amata dalla moglie

Franco Milocco e la Toresse di Garzit a Lestizza, in Friuli
ARTICOLI CORRELATI
di Paola Treppo

0
  • 160
LESTIZZA (Udine) - Una vita da pilota, quella di Franco Milocco, 68 anni, di Udine. Prima in aeronautica, sui caccia, poi sugli aerei di linea. Poi va in pensione e cosa fa? Investe tutta la sua buonuscita nel recupero della torre medievale della moglie, Emiliana Iacob, 62 anni. Così, quell’edificio cadente, in completa rovina, con il tetto imploso, torna al suo originario splendore.

Un pezzo della storia del Friuli
La torre racconta un pezzo della storia di Lestizza, quando nel piccolo centro del Medio Friuli c’erano le scorribande dei turchi. Dopo tre anni di cantiere, dopo aver speso 650mila euro, di cui 200mila finanziati dalla Soprintendenza, dopo aver acceso alcuni mutui, adesso Franco ed Emiliana in questa torre ci sono andati a vivere. È casa loro. Ma la porta di questa dimora di grande suggestione e forza, che svetta in un angolo nascosto del centro di Lestizza, è sempre aperta: con squisita cortesia, la famiglia concede di poterla visitare, gratuitamente. Basta telefonare per avvisare. A fare da cicerone è Franco: smessa la divisa da pilota, il 68enne racconta la storia della torre, la Toresse di Garzit, un edificio della seconda metà del 1400, cui poi, un secolo dopo, fu annesso un secondo edificio, oggi di fatto inglobato. 

Restaurata per amore di Emiliana 
«La torre è stata per lungo tempo di proprietà della famiglia di mia moglie, della zia in particolare - spiega Franco durante una visita organizzata da Itineraria -; è stata abitata fino al 1985 ma era già in cattive condizioni». Emiliana ama quella vecchia torre: ci andava in estate, quando era piccola, in visita ai parenti con la famiglia. Franco, che ama sua moglie, decide di regalargliela. E con quel costoso restauro restituisce a tutta Lestizza e a tutto il Friuli un pezzo di storia.

Tutto quello che resta dell'antica centa
La Toresse, infatti, è tutto quello che resta di un antico sistema difensivo cresciuto attorno alla chiesa; faceva capo alla centa di Lestizza. I muri di quella fortificazione proteggevano l’abitato 6 secoli fa; nel tempo sono stati inglobati e assorbiti in epoche successive da case e fabbricati rurali. Da questa torre gli abitanti del paesino osservano gli spostamenti dei turchi, nelle vaste campagne del Medio Friuli. Era rivolta alla via ,che portava a Mortegliano ed era strategica per organizzarsi contro le incursioni dei mori. Nel 1600, persa la sua funzione di vedetta, si trasformò in colombaia e subì doversi rimaneggiamenti. Ma il suo impianto originale è stato salvato. Salvato da Franco e da Emiliana. Al recupero edile, meticolosissimo, si è accompagnato un recupero di tutte le testimonianze della famiglia Garzit: mobili, arredi, documenti. Un museo.
 
 

I segreti della torre
«Avevamo inizialmente proposto al Comune di prendersela in carico: l’avremmo regalata. Ma il Municipio di Lestizza è piccolo, non aveva e non ha i soldi per fare un intervento di recupero così importante. Il destino della torre, allora, sarebbe stato quello di cadere a pezzi. Non lo abbiamo permesso» dice Franco. Anche se lui è di Udine, questo luogo lo ama e lo conosce profondamente: «Vede quelle nicchie? Le abbiamo scoperte togliendo l’intonaco e non sapevamo cosa fossero. Erano il segno che definiva la proprietà del muro, quando le case venivano costruire una attaccata all’altra, le case in linea, per risparmiare una parete, quando c'era tanta povertà. Chi aveva la nicchia era il padrone del muro».

Un pezzo di storia sconosciuto, di cui di sa tuttora poco, quella della Torasse. Accompagnati da Franco, che conosce la sua anima, l’antica torre svela i suoi segreti, nella penombra di piccole finestre, per far entrare poca luce, per non disperdere il calore, perché non ci fosse la possibilità di attaccare il luogo di difesa. «Qualcosa, purtroppo, abbiamo dovuto installare, di sistemi moderni, che sono brutti da vedere. Ma il resto è stato lasciato così, tutto come era: pavimenti, travature, mura». Dalla cucina, con una stufa che ha cento anni, alla sala da pranzo, col vecchio lavabo in pietra, fino alla camera degli ospiti, con gli specchi del secolo scorso, tutto racconta, nel silenzio tipico del Friuli agreste, la vita delle famiglie di una volta, laboriose e risparmiose, dure ma generose, e fortemente attaccate alla loro terra. 
Martedì 10 Ottobre 2017, 09:28 - Ultimo aggiornamento: 11-10-2017 17:16
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP