Da Aurora Ramazzotti ai Maneskin, i gioielli che piacciono alle star

Giulia Barela
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di Viviana Musumeci

Giulia Barela è la classica donna la cui vita si divide in un prima e un dopo: creativa nell'anima, la designer gioielli è nata e cresciuta in una famiglia di giuristi e, inizialmente ha seguito le orme della sua familglia. Poi, verso i 40 anni, dopo belle esperienze professionali tra Roma e Londra, grazie a una grande passione e a un innato talento, ha iniziato a disegnare e a realizzare gioielli. Per padroneggiare meglio il processo creativo, ha imparato l’antica tecnica scultorea della fusione a cera persa.  Ma i gioielli hanno sempre fatto parte della sua vita, posseduti e indossati dalle tante donne della sua grande famiglia, in primis dalla nonna Giulia: donna straordinariamente emancipata per il periodo in cui è vissuta.

Come descriveresti il tuo marchio?
Vedo i miei gioielli come sculture. Ciascuna con il proprio dinamismo spaziale e con i suoi particolari effetti di luce, reinterpreta in chiave contemporanea il mio background culturale. I riferimenti spaziano molto, ma sono sempre legati alla scultura moderna e contemporanea, per arrivare in alcune collezioni alla bellezza della natura, grazie ai suoi dettagli microscopici riportati in rilievo attraverso le superfici.
 
 



Perché si differenzia dagli altri brand? Che cos'hanno di diverso e di speciale?
I miei gioielli sono portatori di un’estetica libera dalle convenzioni. Hanno un linguaggio universale e contemporaneo. I pezzi sono interamente realizzati in Italia in bronzo bagnato oro 24K e argento 925, che mi permettono di esprimere il senso della luce in modi diversi e di restituire nature ed emozioni differenti.


Alcune celeb li indossano: chi sono e hai rapporti con alcuni di loro? Quali preferiscono?
Devo dire che vedere indossate le mie creazioni è sempre un piacere. Spesso sono le celebrities stesse a mandare da me i loro stylists o a venirmi a trovare direttamente in atelier. Cercano gioielli che si distinguano e che le facciano distinguere, e ognuno di loro li indossa in modo diverso, con uno stile molto personale. Recentemente i miei gioielli sono stati protagonisti sui grandi palchi della musica, indossati da tanti giovani di talento: prima a XFactor dove la mia ultima collezione Enchanted è stata indossata dai Maneskin, da Rita Bellanza e anche da Aurora Ramazzotti durante i suoi collegamenti. A Sanremo invece Eva Pevarello ha scelto la mia collana Indian Leaves per il palco e un tris di Ribbon. E infine anche Ema Stokholma e Andrea Delogu.

Come si lega il tuo brand alla città eterna?
La mia creatività si nutre della bellezza romana, reinterpretandola in chiave contemporanea, attraverso una capacità di guardare lontano e uno spirito fortemente internazionale. Roma per me è architettura, sensazione di eternità, dettagli di luce, eccellenza artigianale: tutto questo si esplica nei mei gioielli.


Dove trai ispirazione? Dove si trova il tuo atelier? Il quartiere in cui si trova ha effetti sulla tua creatività?
Roma è la cornice che fa da sfondo alla mia creatività. Roma città eterna, con le sue architetture antiche e maestose, è il paesaggio artistico che quotidianamente mi circonda e che vedo dalle finestre del mio studio. I miei gioielli nascono nell’Atelier di Piazza San Pantaleo, nei pressi di Piazza Navona, e quotidianamente mi lascio ispirare dalle cupole delle chiese, dai palazzi in travertino, dai colori del cielo che mi circondano.

Dove sei distribuita?
Le mie collezioni sono presenti in più di 35 punti vendita sparsi sull’intero territorio nazionale e all’estero, tra cui Giappone e Stati Uniti.


Mi parli della collezione attuale e sai già a cosa si ispirerà la prossima? Quante collezioni lanci all'anno?
Lancio due collezioni l’anno, declinazioni di un unico tema. La collezione attuale si intitola Enchanted ed è un progetto creativo che prende vita da uno studio stilistico e iconografico sul tema del serpente, reinterpretandolo in modo assolutamente originale in termini formali e concettuali. La prossima collezione si chiamerà Uroboros e racconta di un serpente che si mangia la coda, una simbologia molto antica che rappresenta la totalità del tutto, l'infinito e la rinascita. La collezione ruota intorno a questa idea di circolarità e perfezione concentrica, cosi come la scelta delle pietre, madreperla, lapislazzuli, malachite e onice, poste di volta in volta in contrasto con le differenti colorazioni del metallo.







 
Venerdì 9 Marzo 2018, 09:12 - Ultimo aggiornamento: 09-03-2018 09:21
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