Mafia, da usura a estorsione: chiuse
indagini sul «boss» Dante Zullo

di Nicola Sorrentino

CAVA DE' TIRRENI. Dall’usura all’estorsione, aggravata sempre dal metodo mafioso. La Dda di Salerno chiude le indagini sul gruppo criminale facente riferimento a Dante Zullo. Quattro gli indagati (con lo stralcio dell’imprenditore vittima, Giovanni Sorrentino, condannato di recente in un procedimento separato) e diciassette i capi d’accusa. Al vertice di questa presunta neo organizzazione attiva nella città metelliana e bloccata a maggio con gli arresti eseguiti dalla Mobile e dai carabinieri di Nocera Inferiore, c’era Dante Zullo, già condannato per associazione di stampo mafioso. Insieme a lui il figlio Vincenzo, a sua volta sottoposto in passato alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Con loro c’è anche Vincenzo Porpora (titolare di una pescheria, passato da vittima a sodale dei due esponenti criminali) e Lucia Zullo, sorella di Dante, già coinvolta in alcune indagini per spaccio di droga. Quest’ultima, risponde di un solo episodio di estorsione in concorso con il fratello e il nipote. I tre (insieme alla moglie di Dante Zullo), in un periodo inquadrato tra 2015 e 2016, sarebbero stati assunti falsamente in una società di trasporti di proprietà dell’imprenditore soggiogato da Dante Zullo, Giovanni Sorrentino, percependo grossi corrispettivi in denaro.

La figura principale resta Dante Zullo (16 i capi d’accusa per lui), che avrebbe fatto leva sulla sua natura criminale, sottoponendo ad usura ed estorsione diverse persone (la Procura ne conta dieci, tra commercianti e imprenditori in stato di bisogno). Tra questi c’era anche Porpora, risucchiato dai prestiti usurai, rimpinguati poi dall’interesse previsto e rivendicato per 3800 euro con forniture di merce di pesce e della pretesa riparazione di un’auto. Lo stesso Porpora, che si sarebbe poi mosso per conto del «boss», avrebbe ottenuto dall’imprenditore Sorrentino uno stand gratuito per l’evento «Expo Pizza Cava», il cui servizio di sicurezza fu poi affidato a dieci giovani, pagati 500 euro l’uno. Zullo è indagato anche per intestazione fittizia di beni, avendo costretto Sorrentino ad accollarsi auto, garage, cavalli e conti correnti dietro minaccia di morte. Tanti gli episodi descritti nelle carte: dalle minacce fatte davanti ai figli piccoli di una delle vittime - «Non far prendere collera a mio padre, altrimenti vengo sulla Badia» - al trascinarne un’altra in una scuderia per cavalli per minacciarla. I due Zullo e Porpora sono difesi dall’avvocato Teresa Sorrentino. 
Giovedì 12 Ottobre 2017, 16:45 - Ultimo aggiornamento: 12-10-2017 16:45
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