Quarantesei coltellate alla moglie:
«Uccisa in un raptus di follia»

di Nicola Sorrentino

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«La sua azione fu impulsiva, di fronte all’ennesimo atteggiamento sfuggente ed insofferente della moglie. In preda ad un raptus di rabbia ha preso un coltello da cucina ed ha iniziato a colpirla più volte per causarne la morte». Così motiva la condanna a 30 anni di carcere, per omicidio volontario, il gup Gustavo Danise. L’imputato è il 48enne barbiere di Cava, Salvatore Siani, giudicato mesi fa per aver picchiato, preso a morsi e poi ucciso la moglie, Nunzia Maiorano, con 46 coltellate. Alcune sferrate davanti al figlio di 5 anni, attirato dalle urla della madre, mentre giocava in cortile.

Era il 22 gennaio scorso. I due erano in casa della madre di Nunzia: la donna, 41enne, era in cucina a preparare il latte al figlio. Il marito la raggiunse dopo aver accompagnato gli altri due figli a scuola. Per il gup l’omicidio non fu premeditato, come sosteneva la Procura (che ascoltò decine di testimoni), ma legato ad un «raptus di rabbia». «Siani deteneva legalmente in casa un’arma da fuoco. Se avesse premeditato l’omicidio, l’avrebbe pianificato in altro modo. Avrebbe utilizzato la pistola o il coltello ma in circostanze diverse». Escluso anche il «raptus di gelosia», come sostenuto invece dalla difesa, in virtù di un messaggio che l’uomo lesse sul cellulare della moglie, un mese prima.
Mercoledì 10 Ottobre 2018, 06:25 - Ultimo aggiornamento: 10-10-2018 13:13
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1 di 1 commenti presenti
2018-10-10 08:55:07
Premeditazione o meno si tratta di un infame omicidio. Per cui anche 30 anni di galera sono pochi!

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