«Se non pago mi picchiano»:
così parlavano le vittime dell'usura

di Nicola Sorrentino

SCAFATI. Erano decise le donne coinvolte nella maxi inchiesta su un giro di usura a Scafati, condotta dalla Procura di Nocera Inferiore. Ossessionate dai debitori, affinchè riscuotessero quanto prima i soldi prestati con tanto di interessi. Sono le intercettazioni dell'indagine "Get a Money" - Prendi i soldi - a svelarlo. La richiesta, pressante e spesso anche caratterizzata da minacce di morte da parte degli altri coinvolti, terrorizzava le vittime: "La scema di Marianeva sta solo chiamando, quella insiste, mamma mia non ce la faccio più. La pazza ancora chiama, fino a mezzanotte, io le staccai la telefonata. Neanche al numero privato rispondo, quella col privato è la vecchia". Questi alcuni degli stralci raccolti a sommarie informazioni dai carabinieri, quando hanno ascoltato le vittime. Le telefonate meglio chiariscono il clima di assogettamento nel quale si trovavano le persone in difficoltà. Le persone coinvolte nel blitz di qualche giorno fa sono Elvira De Maio, 59 anni, il figlio Raffaele Porpora, 38 anni, arrestato con una trappola durante la consegna del denaro qualche mese fa; Francesco Rosario Civale e Marianeve Perrotti, Antonio Davide, Gerardina Nastro e Antonietta Di Lauro. Quest'ultima, 61enne destinataria di un obbligo di dimora e impiegata all'Asl, secondo la Procura intermediaria per i prestiti concessi alle vittime 

"Quando esce il figlio Lello quello fa i guai, ci picchia e ci butta a terra che sta infumato", diceva una delle vittime, confermando l'impianto accusatorio degli investigatori. Dalle carte emergono le minacce di De Maio, che avrebbe rimandato per chiudere i conti di eventuali ritardi nei pagamenti a problemi futuri, dovuti sia al figlio Raffaele Porpora, ritenuto "capace di tutto", che ad altri soggetti, come un certo "Tituccio", noto nel giro della malavita napoletana. "Mi fecero capire che con la scusa di un caffè, se non pagavo mi portavano da qualche parte, mi caricavano in macchina e mi picchiavano". Dopo la prima denuncia, altre persone decisero di raccontare tutto agli inquirenti. Racconti fatti di telefonate, intimidazioni, minacce e presenze quotidiane. "Ve ne dovete andare, basta", provava a replicare qualcuna delle vittime. Ma non tutte: "Dite alla madre di Elvira che non deve passare mai più la fuori, che non si deve far vedere più che non si deve permettere". Nei prossimi giorni i coinvolti sosterranno l'interrogatorio di garanzia

 
Giovedì 7 Dicembre 2017, 13:26 - Ultimo aggiornamento: 07-12-2017 13:26
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