Migranti, il giallo degli scafisti: semplici migranti costretti a guidare il barcone

di Viviana De Vita

SALERNO - Erano semplici migranti “impiegati” dagli organizzatori per guidare il barcone con a bordo 400 persone, dalle coste libiche a quelle italiane Non farebbero parte dell’organizzazione finalizzata alla tratta di esseri umani, i due scafisti finiti in manette lo scorso novembre all’esito del doloroso sbarco che consegnò i corpi, ormai senza vita, di 26 giovanissime donne tra i 14 ed i 18 anni morte per annegamento. Questo, almeno, quanto sarebbe emerso ieri all’esito dell’incidente probatorio celebratosi davanti al Gip del tribunale di Salerno Emiliana Ascoli nell’ambito delle indagini a carico di Al Bouzid Mohamed Ali, 30 anni, di origine egiziana – assistito dall’avvocato Roberto Concilio – e di Harar Al Mabrouc Wisam, 22 anni, di nazionalità libica arrestati dalla squadra Mobile con l’accusa di aver contribuito al trasporto di almeno 150 persone a bordo di un gommone poi intercettato, in acque internazionali. A chiarire il ruolo dei due indagati, fermati a seguito delle testimonianze degli altri migranti che hanno fornito precise indicazioni a riguardo, sono stati tre giovani libici protagonisti di quel viaggio della speranza sul cui tragico epilogo sta ora indagando la Procura. I tre migranti hanno spiegato che i due presunti scafisti avrebbero avuto esclusivamente il ruolo di pilotare il barcone dalle coste libiche a quelle italiane: i reali organizzatori in realtà non si sarebbero imbarcati incaricando il 30enne egiziano di guidare il barcone ed il 22enne libico di fornire aiuto all’occorrenza. In cambio di quel lavoro i due migranti avrebbero versato ai reali organizzatori un corrispettivo minore a quello degli altri per potersi imbarcare. L’incidente probatorio si sarebbe dovuto concludere con l’esame di altri due migranti identificati dalla Procura ma che, ieri, non si sono presentati. L’inchiesta per chiarire le responsabilità dei reali organizzatori di quel drammatico sbarco continua quindi senza sosta. Era lo scorso 5 novembre quando la nave militare spagnola Cantabria attraccò al porto di Salerno. Le vittime si trovavano su un barcone affondato in acque internazionali a largo delle coste libiche.  Furono i piloti di un elicottero imbarcato sulla nave militare spagnola durante una perlustrazione sul Mediterraneo, a notare il gommone semiaffondato e persone in mare. Avviati i soccorsi, coordinati dalla centrale operativa di Roma della Guardia Costiera, la nave spagnola raggiunse l'area del naufragio: furono così presi a bordo i sopravvissuti e recuperati i cadaveri. 
Sabato 13 Gennaio 2018, 06:48 - Ultimo aggiornamento: 13-01-2018 06:49
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