La Cassazione sull'ex sindaco Aliberti: «Ancora socialmente pericoloso»

di Nicola Sorrentino

SCAFATI. Pasquale Aliberti è ancora capace di orientare gli interessi politici e dell’opinione pubblica. Così la Cassazione nella sentenza del 23 gennaio scorso, con la quale ha condannato al carcere e poi ai domiciliari a Roccaraso, l'ex primo cittadino di Scafati. Il provvedimento riprende le motivazioni del Riesame, che aveva riformulato l’ordinanza di custodia cautelare dopo il primo annullamento della Suprema Corte il 20 marzo 2017. Nel rigettare i ricorsi dell'ex sindaco e dei due esponenti del clan Ridosso, Gennaro e Luigi, i giudici analizzano in 10 pagine le singole posizioni. Per Aliberti pesano, oltre ai rapporti che avrebbe mantenuto in passato tali da ritenerlo ancora “socialmente pericoloso”, anche quelli legati al ruolo della moglie, Monica Paolino, consigliere regionale di Forza Italia. E «beneficiaria, durante le elezioni regionali del 2015, dell’accordo per il quale Aliberti è gravemente indiziato di aver posto in essere con il clan Ridosso», oltre che «indicata di aver tenuto un comizio nel piazzale di proprietà della sorella di Salvatore Ridosso, ucciso durante un agguato di camorra».

Una tesi confermata, con indagini svolte dalla Dda di Salerno, dalle dichiarazioni degli ex alleati del sindaco, che nei mesi scorsi confermarono che la candidatura di Paolino alla Regione fosse il frutto di un discorso portato avanti solo dal coniuge. Per i giudici, infatti, emerge «un’inesperienza politica, viene (Paolino, ndr) manovrata nelle scelte e nel suo operato politico dal marito convivente». Tesi che verrebbe provata anche dall'attività social dei due, attraverso Facebook. Le mancate dimissioni da consigliere regionale, secondo la Suprema Corte, hanno reso del tutto vane le dimissioni che invece Aliberti diede da primo cittadino. Regge l'ipotesi del Riesame anche sulla pericolosità dei rapporti dei familiari del politico di Forza Italia con «altre cosche malavitose di particolare pericolosità sociale», come quella dei Sorrentino , dei Matrone e dei Maurelli. La Cassazione conferma inoltre il carcere per i due Ridosso: i due sono inquadrati quali componenti di una cosca ancora attiva sul territorio. 
Martedì 15 Maggio 2018, 11:37 - Ultimo aggiornamento: 15-05-2018 11:37
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