«26», oratorio per le vite spezzate: i cronisti interpreti dell'orrore

di Antonella Santoro

«Salerno non dimentica», il sindaco Vincenzo Napoli con aria commossa ricorda i momenti tragici dello sbarco del 5 novembre scorso: attimi interminabili in cui solidarietà e accoglienza sono state la forza dei soccorritori. E poi ancora, ventisei giovani donne che hanno perso la vita nel loro viaggio della speranza, fuggendo dalla guerra, dalla persecuzione e dalle violenze. Il ricordo di quel tragico epilogo permeerà il giorno della Festa della Donna, 8 marzo, quando al Teatro Augusteo, ore 21, prenderà vita uno spettacolo unico, vibrante di emozioni - «26-Come in Mare Così in Terra» - che vede protagonisti, chiamati da Concita De Luca, cinquantacinque giornalisti salernitani. «All'inizio era solo un'idea - spiega la vice presidente della Commissione Pari Opportunità del Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Campania - poi abbiamo deciso di portare avanti il progetto grazie all'Ordine e al presidente Ottavio Lucarelli che ha sposato appieno questa iniziativa tesa a scuotere le coscienze e che ha visto la partecipazione entusiasta dei miei colleghi sia nello scrivere i testi che nel metterli in scena».

Ventisei donne sulle tavole, ventisei professioniste e un unico cuore in un progetto umano e sociale che è piaciuto anche oltre regione, tanto che già si parla di una prossima rappresentazione a Roma. Intense le prove con la guida dell'attrice Carla Avarista, momenti di condivisione e di aggregazione. Via i leggii, i racconti si moduleranno tra voce e gesti, le croniste si trasformeranno in interpreti di storie di dolore e di speranza, mentre alle loro spalle dodici danzatori - le coreografie sono di Annarita Pasculli e Annalisa Di Matteo con la consulenza di Antonella Iannone - daranno corpo alle parole sulle musiche originali di Max Maffia, eseguite dal vivo con la sua formazione «The Empty Daybox», a cui si uniranno rese il violino di Danilo Gloriante ed il rap di Lamin Ceesay. Filo conduttore sarà il monologo di una madre - l'attrice e giornalista Cinzia Ugatti - che narra il viaggio della figlia dal suo particolare punto di vista, mentre il testamento ideale dell'opera è affidato, sul finale, alla «voce della giustizia», prestata da Matteo Casale, già presidente della Corte d'Appello di Salerno. «Il giornalista deve poter raccontare tutto - rimarca Ottavio Lucarelli - e per l'occasione è stata scelta una forma diversa di comunicazione, con testi scritti da autori speciali». Anche Enzo Todaro, presidente dei giornalisti di Salerno, apprezza l'iniziativa: «Questa è una vera grande pagina della storia del giornalismo salernitano e non solo. Cose del genere fanno capire come anche un comunicatore che fa informazione abbia un cuore». Presente alla conferenza stampa anche una testimonianza diretta, una «voce dell'Africa» con Lamin Ceesay, approdato a Salerno il 5 novembre, che ha raccontato il suo cammino verso un mondo nuovo.

Oltre all'emozione, anche la solidarietà: la partecipazione è garantita tramite invito e il versamento di una quota individuale minima (26comeinmarecosiinterra). I proventi - lo ha ricordato il neo direttore sanitario Cosimo Maiorino che ha citato Ilaria Alpi a dimostrazione che l'informazione è anche formazione di vita - saranno donati in beneficenza al Centro antiviolenza «Artemisia» dell'Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona, offrendo un aiuto concreto alle vittime di abusi. «Salerno città accogliente e libera», la riflessione del sindaco Napoli diventa lo slogan di quest'opera collettiva di teatro civile, che sicuramente non lascerà indifferenti.
 
Giovedì 1 Marzo 2018, 11:17 - Ultimo aggiornamento: 01-03-2018 11:18
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