Il Papa alla veglia di Pasqua, «mai stare zitti davanti alle ingiustizie»

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Il Papa mette sotto accusa una Chiesa formata da credenti che sembrano anestetizzati davanti al male, come se fossero paralizzati e incapaci di battersi per la giustizia. L'atrio di san Pietro è buio e, come ogni anno, accoglie il rito solenne della benedizione del fuoco e la preparazione del cero pasquale. La metafora dell'oscurità accompagna Francesco che si fa interprete del peso del silenzio davanti alla morte del Signore, ricordata nella liturgia della veglia pasquale assieme ai cardinali e ai vescovi in una basilica gremita.

Esattamente come duemila anni fa quando i discepoli restarono muti di fronte alle calunnie e alla falsa testimonianza subite da Gesù, «sperimentando in modo drammatico la loro incapacità di rischiare e di parlare in favore del Maestro; di più, rinnegandolo, o nascondendosi o tacendo» allo stesso modo il discepolo di oggi, ha denunciato il Papa, «tace davanti a una realtà che gli si impone facendogli sentire e, ciò che è peggio, credere che non si può fare nulla per vincere tante ingiustizie che vivono nella loro carne tanti nostri fratelli». Immigrati, disoccupati, emarginati, barboni, ammalati.

Nel corso della celebrazione sono previsti i sacramenti dell'iniziazione cristiana (battesimo, cresima e prima comunione) a otto adulti provenienti da: Albania, Italia, Nigeria, Perù e Stati Uniti d'America, la maggior parte dei quali convertiti. Uno di loro è un immigrato africano che ha sventato una rapina, aiutando ad acciuffare il rapinatore. «E' in mezzo ai nostri silenzi, quando tacciamo in modo così schiacciante, che le pietre cominciano a gridare». La luce delle fiammelle nella basilica lasciano anche spazio a parole di incoraggiamento a cambiare vita, ad avere più coraggio, «a spendere la nostra vita e la nostra energia, intelligenza, affetti e volontà nel ricercare e specialmente nel generare cammini di dignità».

Cosa significa allora celebrare la Pasqua? Papa Francesco si risponde: «Significa credere nuovamente che Dio irrompe e non cessa di irrompere nelle nostre storie, sfidando i nostri determinismi uniformanti e paralizzanti. Celebrare la Pasqua significa lasciare che Gesù vinca quell’atteggiamento pusillanime che tante volte ci assedia e cerca di seppellire ogni tipo di speranza».











 
Sabato 31 Marzo 2018, 21:40 - Ultimo aggiornamento: 02-04-2018 09:47
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