Vaticano, allarme per le donne migranti: per l'Unicef una su due viene violentata durante il viaggio

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Il Vaticano lancia l’allarme sullo stupro sistematico subito dalle donne migranti. Il dato allarmante che emerge dal più recente rapporto Unicef - circa metà ha subito abusi sessuali durante il viaggio, spesso in più occasioni e in luoghi differenti – è anche al centro di una inchiesta pubblicata sull’ultimo numero di Donne Chiesa Mondo, il mensile dell’Osservatore Romano. Le violenze sessuali avvengono tanto nei paesi di transito quanto in quelli d’arrivo, nei centri d’accoglienza. Si tratta di un elemento drammaticamente ricorrente nei racconti dei richiedenti asilo, e di quanto accade in Libia. Qui le migranti, in gran parte provenienti dall’Africa sub-sahariana, scrive il giornale della Santa Sede - sono spesso trattenute in veri e propri campi di prigionia in attesa di attraversare il Mediterraneo, spesso perché non in grado di pagare la traversata. In queste strutture private, gestite dai trafficanti, vengono sottoposti a ogni tipo di tortura e sevizie.

Le bambine/ragazze/donne vengono stuprate sotto minaccia di morte, spesso in gruppo, anche se incinte. Preso atto della gravità dei fatti, un primo problema è l’impunità di tali crimini.
 
«Sta finalmente emergendo all’attenzione e alla coscienza del mondo il fenomeno dello stupro continuato e sistematico a cui sono sottoposti donne e bambini migranti, sia nel lungo e pericoloso attraversamento
dell’Africa che nei campi dove aspettano di partire, nel corso dei terribili viaggi sui barconi» hanno affermato monsignor Silvano Tomasi, numero due del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale e la storica Lucetta Scaraffia  nella sede dei Cavalieri dell’Ordine di Malta che ha ospitato un incontro sull’argomento. A loro parere occorre sostenere «lo sviluppo di un adeguato sistema giuridico di protezione per le donne in modo che sia efficace e garantisca la certezza del castigo» per gli abusatori. Tomasi ha allargato lo sguardo anche al tema dello stupro come arma di guerra praticato «non solo nei Balcani, ma anche in tanti paesi dell’Africa, oggi ad esempio nella Repubblica Centrafricana», invitando a «metterci nella prospettiva delle vittime di violenza».

Vittime che, ha spiegato Lucetta Scaraffia, coordinatrice del mensile, «difficilmente parlano poichè troppo spesso sono indotte dalla società  a ritenere di essere non vittime ma quasi colpevoli». Visto il numero di paesi interessati e la necessità di prestare tutela anche sovranazionale alle vittime, il primo riferimento è quello del diritto internazionale. Ma c’è ancora tanta strada da fare.
 
Martedì 17 Ottobre 2017, 20:30 - Ultimo aggiornamento: 18-10-2017 00:54
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