Riprende il processo per la casa del cardinal Bertone. Ma i bilanci del Bambino Gesù restano segreti

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano - Tra due giorni si apre la seconda udienza del processo sul mega appartamento del cardinale Bertone ma già qualcosa nella giustizia d'Oltretevere sembra incepparsi prima ancora di iniziare a marciare come dovrebbe. Il Vaticano ha, infatti, rifiutato categoricamente di fornire in sede processuale i bilanci degli ultimi anni del Bambino Gesù, l'ospedale pediatrico al quale sarebbero state sottratte le risorse per pagare i lavori di ristrutturazione della dimora dell'ex segretario di Stato. E' stata, infatti, rigettata l'istanza degli avvocati difensori per acquisire i bilanci (della fondazione e dell'ospedale) dal 2011 al 2016, il periodo riguardante il cambio di gestione e il pasticcio dell'appartamento. Niente da fare. Impossibile avere quei documenti contabili sui quali è calato una fitta coltre di segretezza. Documenti ultra riservati. Eppure solo due mesi fa la presidente Mariella Enoc (anch'essa chiamata tra i testi a deporre), nel luglio scorso ad una conferenza stampa sul caso del piccolo Charlie Gard, assicurava ai giornalisti che, grazie a Papa Francesco, era in corso un processo di trasparenza totale e che a breve sarebbe persino stato pubblicato l'ultimo bilancio.

Il processo per peculato a carico di Giuseppe Profiti e Massimo Spina, ex manager ed ex tesoriere della fondazione Ospedale Bambino Gesù, riguardante i fondi utilizzati per la ristrutturazione dell’appartamento del cardinale Bertone, è partito in via preliminare a luglio. Il Segretario di Stato emerito nel novembre scorso aveva inviato e depositato in tribunale quattro pagine di appunti. Una specie di memoria descrittiva in cui riconosce che l'appartamento fu pagato due volte, ma respingendo l'accusa di avere usato i soldi della fondazione dell'ospedale per ristrutturare casa. Una vicenda intricata, a tratti surreale, in cui è da definire persino il ruolo dell'amico costruttore genovese Bandera, che nel frattempo fallisce e si intasca due volte i denari ma che, nel processo vaticano, invece che essere tra gli imputati spunta tra i testimoni.

Le vicende si rifanno alla prima metà del 2013, quando dopo la nomina del nuovo Segretario di Stato, Bertone chiese al cardinale Bertello, presidente del Governatorato, l'organismo che dispone degli appartamenti vaticani, di aiutarlo a trovare una soluzione abitativa.

Bertone lo aveva interpellato per avere assegnata una dimora visto che in tempi brevi avrebbe dovuto lasciare l'appartamento legato alla funzione di segretario di Stato nel Palazzo Apostolico. Papa Francesco era appena stato eletto. I due appartamenti individuati a palazzo san Carlo, a due passi da Santa Marta, furono accorpati in uno e necessitavano di lavori urgenti. Bertello sembra che abbia avuto un atteggiamento poco collaborativo, tanto che Bertone si sentì obiettare che di soldi non ce ne stavano e che doveva trovarseli da solo.

Chissà se Bertello in quel momento voleva prendersi la sua rivincita. Il potere spesso si misura quando le parti si invertono. Difficile per Bertello dimenticare lo sgarbo di qualche mese prima. Bertone gli aveva promesso di nominarlo Presidente di Propaganda Fide ma poi al momento di scegliere affidò il ruolo al cardinale Filoni. La storia dell'appartamento di Bertone, nella sua genesi, sembra rispecchiare le dinamiche di potere esistenti all'interno di un sistema chiuso e autoreferenziale come quello del Vaticano.

Il processo iniziato in via preliminare a luglio riprende mentre è in corso il viaggio del Papa in Colombia. A molti la decisione delle date del processo non è sembrata causale, anzi, è sembrata una sovrapposizione strategica per consentire al Vaticano di distogliere un po' l'attenzione mediatica su quel caso. 



 
Martedì 5 Settembre 2017, 15:40 - Ultimo aggiornamento: 06-09-2017 14:59
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