La Chiesa sul caso Elisa: «È difficile, ma la vita è da tutelare»

​La Chiesa sul caso Elisa:
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di Gianluca Amadori

VENEZIA - «Capisco la sofferenza, il dolore del padre di Elisa, ancora più forte oggi che si è trovato da solo ad affrontarlo e voglio esprimergli la mia vicinanza. Ma non sempre la soluzione definitiva, quella di staccare la macchina, è la soluzione: non è detto che porti sollievo. Il vuoto del dopo può essere peggio».
Non è la prima volta che monsignor Dino Pistolato si occupa di casi delicati riguardanti il tema controverso del fine vita, come questo della veneziana da 12 anni in stato vegetativo: in passato lo ha fatto incontrando Beppino Englaro, il padre battutosi per ottenere la sospensione dell'alimentazione artificiale della figlia Eluana; più recentemente commentando il caso di Charlie, il piccolo inglese gravemente malato per il quale i giudici hanno deciso di staccare le macchine che lo tengono in vita.
«La posizione della chiesa è chiara: difesa del concepimento, della vita, di una fine naturale - spiega intervenendo anche in qualità di responsabile della Pastorale diocesana della Salute - Personalmente sono contrario all'accanimento terapeutico: ci sono modi per non far soffrire le persone malate, per accompagnarle verso la fine. Ci sono strutture in grado di aiutare, di non far sentire da soli. Non è facile, lo so. Capisco la fatica e mi sento di dire al papà di Elisa che non voglio lasciarlo da solo in questo suo ultimo atto di donare amore alla figlia».

 
Venerdì 28 Luglio 2017, 08:28 - Ultimo aggiornamento: 28-07-2017 13:49
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1 di 1 commenti presenti
2017-07-28 15:34:09
Come diceva un certo comico, la Chiesa si interessa di te quando nasci e quando muori, nell'intermezzo non esisti.

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