Il Papa accoglie una delegazione palestinese il giorno dopo l'annuncio di Trump su Gerusalemme

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano Papa Bergoglio all'udienza generale non nasconde la sua inquietudine davanti alla decisione di Trump di spostare l'ambasciata Usa a Gerusalemme. «Non posso tacere la mia profonda preoccupazione per la situazione che si e' creata negli ultimi giorni e, nello stesso tempo, rivolgere un accorato appello affinché sia impegno di tutti a rispettare lo status quo della città, in conformità con le pertinenti Risoluzioni delle Nazioni Unite». Per Bergoglio Gerusalemme, resta «una citta’ unica, sacra per gli ebrei, i cristiani e i musulmani, che in essa venerano i Luoghi Santi delle rispettive religioni, e ha una vocazione speciale alla pace».

All'indomani dell'annuncio del Presidente americano, il pontefice ha ricevuto una delegazione palestinese prima di dare l'avvio all'udienza. Ieri sera il leader palestinese Abu Mazen – definito da Francesco qualche anno fa «un angelo della pace» - aveva telefonato al Papa, preoccupato per le conseguenze ed evidentemente in cerca di alleati. Anche se non è trapelato nulla del colloquio telefonico stamattina, prima dell'udienza generale, in una saletta dell’Aula Paolo VI, Bergoglio ha dato il benvenuto alla Commissione Palestinese per il Dialogo Inter-religioso ricordando che «per la Chiesa Cattolica è sempre una gioia costruire ponti di dialogo ed è certamente una gioia particolare farlo con personalità religiose e intellettuali palestinesi».

Nel breve discorso il Papa ha insistito sul concetto teologico di dialogo. «Il dialogo si instaura a tutti i livelli: con sé stessi, attraverso la riflessione e la preghiera, in famiglia, all’interno della comunità religiosa, tra le diverse comunità religiose, e anche con la società civile. La sua condizione primaria è il rispetto reciproco e, nello stesso tempo, mirare a consolidare questo rispetto al fine di riconoscere a tutte le persone, ovunque si trovino, i loro diritti». Il Papa apprezza poi gli sforzi della Autorità Palestinese per riconoscere «alla comunità cristiana il suo posto e il suo ruolo nella società palestinese». «Mi auguro che le vostre consultazioni conducano a creare uno spazio di sincero dialogo a favore di tutte le componenti della società palestinese, in particolare quella cristiana, considerata la sua esigua consistenza numerica e le sfide alle quali è chiamata a rispondere, specialmente per quanto riguarda l’emigrazione».

Sembrano piuttosto lontane le immagini di quando, tre anni fa, Papa Francesco, il presidente israeliano Shimon Peres e quello palestinese Abu Mazen erano nei Giardini Vaticani insieme al patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I, per piantare un ulivo simbolico e dare inizio a quello che Bergoglio aveva sperato fosse «un cammino nuovo alla ricerca di ciò che unisce e per superare ciò che divide».

L’iniziativa era stata voluta dal Papa dopo il suo viaggio in Israele. In quel periodo le due più importanti fazioni palestinesi, Fatah e Hamas, avevano dato vita a un governo di unità nazionale, anche se Israele aveva risposto con la sospensione dei colloqui di pace con l’Autorità Nazionale Palestinese. Per gli Usa, l'Ue e Israele Hamas resta iscritta nell'elenco dei gruppi terroristici. 
Mercoledì 6 Dicembre 2017, 09:43 - Ultimo aggiornamento: 06-12-2017 10:54
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