Papa Francesco: «Maria e Giuseppe in fuga come i migranti di oggi»

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di Franca Giansoldati

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Città del Vaticano - Il potere di un bambino indifeso, nato in una culla di fortuna, al freddo che da duemila anni racconta a chiunque, povero o ricco, un percorso di rinascita del cuore. «A Betlemme si è creata una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni; persino per quelli che hanno ceduto all’asfissia prodotta da una vita rinchiusa». La messa di mezzanotte a San Pietro è solenne: fuori dalla basilica l'abete polacco addobbato di mille luci e il presepe napoletano allestito nei giorni scorsi restano i simboli di un momento privilegiato per una riflessione collettiva. Papa Bergoglio predica sui testi dell'evangelista Luca. «La fede di questa notte ci porta a riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente. Egli sta nel visitatore indiscreto, tante volte irriconoscibile, che cammina per le nostre città, nei nostri quartieri, viaggiando sui nostri autobus, bussando alle nostre porte».

Luca racconta che Maria «diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio», prendendo per mano chi ascolta per andare alle radici. «Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce. Un racconto semplice per immergerci nell’avvenimento che cambia per sempre la nostra storia. Tutto, in quella notte, diventava fonte di speranza». Allora come oggi il filo della speranza avvolge invisibile tante esistenze, le collega, capace di sprigionare energie per neutralizzare l'oscurità interiore, la depressione, lo scoraggiamento, l'aridità, l'indifferenza.

Papa Bergoglio insiste sul passaggio dal buio alla luce. «E lì... in mezzo all’oscurità di una città che non ha spazio né posto per il forestiero che viene da lontano, in mezzo all’oscurità di una città in pieno movimento e che in questo caso sembrerebbe volersi costruire voltando le spalle agli altri, proprio lì si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio».

La sacra famiglia rimanda a tante esperienze simili che molti nuclei famigliari rivivono anche oggi. Immigrati, disoccupati. «Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra. In molti casi questa partenza è carica di speranza, carica di futuro; in molti altri, questa partenza ha un nome solo: sopravvivenza. Sopravvivere agli Erode di turno che per imporre il loro potere e accrescere le loro ricchezze non hanno alcun problema a versare sangue innocente». «Maria e Giuseppe, per i quali non c'era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza».

In quella notte il simbolo dell'amore universale viene annunciato ai più semplici, ai pastori, «uomini e donne che dovevano vivere ai margini della società». Papa Francesco spiega che proprio per le “loro condizioni di vita, e i luoghi in cui erano obbligati a stare, impedivano loro di osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa e, perciò, erano considerati impuri. La loro pelle, i loro vestiti, l’odore, il modo di parlare, l’origine li tradiva. Venivano considerava pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini. A loro – pagani, peccatori e stranieri – l’angelo dice: Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore». Il significato di quell'annuncio si ripete, viene riproposto, attualizzato. «Dio, nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso».
Domenica 24 Dicembre 2017, 22:00 - Ultimo aggiornamento: 25-12-2017 20:33
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