Papa denuncia persecuzioni anti-cristiane ma tace sulle responsabilità dell'Islam

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di Franca Giansoldati

CITTA' DEL VATICANO - Occhi puntati di Papa Francesco sulla persecuzione dei cristiani nel mondo anche se tace sulle responsabilità dell'Islam. Bergoglio stamattina ha fatto visita al Pontificio Istituto Orientale e al Russicum, due storici istituti voluti da Benedetto XV alla fine della prima guerra mondiale dopo il genocidio degli armeni. Davanti a tanti patriarchi e vescovi delle Chiese orientali ha ricordato che anche oggi il problema esiste e non accenna a diminuire in un quadro internazionale segnato dalla terza guerra mondiale a pezzi. Siria, Iraq, Egitto, Algeria, Libia, Filippine, Kenia, Somalia, Nigeria. L'elenco dell'inferno per i cristiani è piuttosto lungo. «Allora infuriava la Prima Guerra Mondiale; oggi – come ho già avuto modo di dire – noi viviamo un’altra guerra mondiale, anche se a pezzi. E vediamo tanti nostri fratelli e sorelle cristiani delle Chiese orientali sperimentare persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre più inquietante».

Papa Francesco legge gli eventi di questo ultimo ventennio mettendo in rilievo che la caduta di tanti regimi, primo tra tutti quello di Saddam Hussein, la persecuzione dei cristiani è stata un crescendo. «Con il crollo dei regimi totalitari e delle varie dittature, che in alcuni paesi ha purtroppo creato condizioni favorevoli al dilagare del terrorismo internazionale, i cristiani delle Chiese orientali stanno sperimentando il dramma delle persecuzioni e una diaspora sempre più preoccupante. Su queste situazioni nessuno può chiudere gli occhi».

Il compito che il Vaticano affida al Pontificio Istituto Orientale è di mantenere unite le comunità cristiane perseguitate. «Codesto Istituto, grazie alla ricerca, all’insegnamento e alla testimonianza, ha il compito di aiutare questi nostri fratelli e sorelle a rafforzare e consolidare la propria fede davanti alle tremende sfide che si trovano ad affrontare. E’ chiamato ad essere il luogo propizio per favorire la formazione di uomini e donne, seminaristi, sacerdoti e laici, in grado di rendere ragione della speranza che li anima e li sostiene e capace di collaborare con la missione riconciliatrice di Cristo». Papa Bergoglio sia nell'omelia pronunciata nella basilica di Santa maria Maggiore e nel messaggio rivolto al Pontificio Istituto Orietale non ha mai fatto cenno al tema islamico quale causa principale delle persecuzioni nel medio oriente.

Eppure dal World watch list 2017, la nuova lista dei primi 50 Paesi dove più si perseguitano i cristiani al mondo, l’oppressione islamica costituisce ancora la fonte principale di persecuzione anticristiana, non solo per i fenomeni radicali di gruppi estremisti come Boko Haram (Nigeria, Niger, Chad, Camerun), Al Shabaab (Somalia, Kenya, Uganda) o il Daesh, ma per il fatto che in ben 35 dei 50 Paesi della lista la generale oppressione esercitata dall’islam sulle minoranze fa crescere esponenzialmente l’intolleranza anticristiana a tutti i livelli.

Particolarmente in ascesa in termini di fonte di persecuzione è il nazionalismo religioso, che di fatto infiamma alcune nazioni dell’Asia (India in testa, salita addirittura al 15° posto a causa dell’influenza del nazionalismo induista). A tal proposito Laos, Bangladesh, Vietnam e Bhutan hanno visto un deterioramento della situazione dei cristiani, e il nazionalismo buddista ha riportato lo Sri Lanka fra i 50 paesi della WWList.
Giovedì 12 Ottobre 2017, 13:28 - Ultimo aggiornamento: 13-10-2017 08:15
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