Il Papa incoraggia i giornalisti che combattono le fake news

di Franca Giansoldati

CITTA' DEL VATICANO  - La verità contro le fake news. Papa Francesco al termine della preghiera del Regina Coeli che ha recitato dalla finestra dello suo studio dal Palazzo Apostolico, ha lanciato un appello al mondo mediatico in occasione della  Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Bergoglio si associa alla lotta contro le «fake news – ossia notizie false», ha spiegato, incoraggiando  «il giornalismo di pace» e i giornalisti che «si impegnano a cercare la verità delle notizie, contribuendo a una società più giusta». Una battaglia, quella contro la manipolazione delle notizie, che vede impegnati molti governi e i grandi colossi del web. 

Alla vigilia della Giornata delle Comunicazioni Sociali il Vaticano ha diffuso un testo dedicato al problema delle fake news in cui ha messo in evidenza che dall'inizio della creazione l'uomo si è dovuto difendere dalla manipolazione, dalla menzogna, dalle falsità camuffate.  Gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele, per esempio, ma soprattutto la prima parte della Genesi che contiene  la «prima fake news» della storia: quella prodotta dal «serpente astuto» che «portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato». 

La strategia del serpente è «la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell’uomo con argomentazioni false e allettanti». Così accade con le informazioni infondate proposte da media e reti sociali, «basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore» la cui «diffusione può rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici». E una loro caratteristica è proprio la «natura mimetica, cioè la capacità di apparire plausibili» a cui si aggiunge il fatto che «queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l’attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi, all’interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l’ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione».

Il «dramma della disinformazione» porta allo «screditamento dell’altro, alla sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che può fomentare conflitti». Ecco perché, avvertiva Francesco nel testo diffuso nel giorno di San Francesco di Sales, non bisogna «diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate». 

 
Domenica 13 Maggio 2018, 12:47 - Ultimo aggiornamento: 14 Maggio, 11:59
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