Papa Francesco replica ai dubbiosi: «La dottrina cristiana è una realtà dinamica e viva»

di Franca Giansoldati

 Città del Vaticano Papa Bergoglio vuole rivedere la formulazione del Catechismo della Chiesa cattolica nella parte riguardante la pena di morte che, ha spiegato, «è sempre inammissibile». Poi parlando della tradizione, quasi volesse difendersi dalle accuse di eresia che gli sono piovute addosso in questi mesi, precisa che la tradizione va considerata come “una  realtà viva e solo una visione parziale può pensare al ’deposito  della fede’ come qualcosa di statico". Papa Francesco ha colto  l’occasione di un doppio anniversario, i 55 anni dell’apertura  del Concilio vaticano II da parte di Giovanni XXIII (11 ottobre 1962) e i 25 anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa  cattolica da parte di Giovanni Paolo II (11 ottobre 1992) per  pronunciato un discorso che non mancherà di fare discutere sul tema della  conservazione della fede cattolica. «La Parola di  Dio  non può essere conservata  in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da  proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà  dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa  verso un compimento che gli uomini non possono fermare».

Per Jorge Mario Bergoglio «non si può conservare  la dottrina senza farla progredire, né la si può legare a una
lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello  Spirito Santo. ’Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi  antichi aveva parlato ai padri’, ’non cessa di parlare con la  Sposa del suo Figlio’. Questa voce siamo chiamati a fare nostra  con un atteggiamento di ’religioso ascolto’, per permettere alla  nostra esistenza ecclesiale di progredire con lo stesso  entusiasmo degli inizi, verso i nuovi orizzonti che il Signore  intende farci raggiungere".
Sulla pena di morte, infine, dal Papa è arrivato un importante distinguo. «Per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona» pertanto «dovrebbe trovare nel Catechismo della Chiesa Cattolica uno spazio più adeguato e coerente con queste finalità espresse».

Nella versione vigente del Catechismo si legge che «l’insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell’identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l’unica via praticabile per difendere efficacemente dall’aggressore ingiusto la vita di esseri umani. Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall’aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l’autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana». Ora il Papa punta ad un cambiamento per escludere categoricamente il ricorso alla pena capitale.

«Purtroppo, anche nello Stato Pontificio si è fatto ricorso a questo estremo e disumano rimedio, trascurando il primato della misericordia sulla giustizia», ha detto Francesco. «Assumiamo le responsabilità del passato, e riconosciamo che quei mezzi erano dettati da una mentalità più legalistica che cristiana».
 
Mercoledì 11 Ottobre 2017, 20:56 - Ultimo aggiornamento: 12-10-2017 17:03
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