Papa Francesco, niente scuse per gli abusi sui bimbi canadesi: respinta la richiesta del premier Trudeau

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Papa Francesco respinge l'invito del Canada a farsi promotore di un mea culpa personale per le violenze inaudite che furono inflitte agli indigeni canadesi nei secoli scorsi (anche) dalla Chiesa cattolica. Si trattava di un piano di 'normalizzazione' coperto dal governo canaese al quale presero parte sia le scuole cattoliche che le scuole di altre denominazioni cristiane al fine di educare i bambini indigeni. I piccoli venivano alle famiglie di origine, erano costretti a parlare solo inglese, venivano battezzati, cancellando così le loro radici. Una sorta di genocidio culturale. La questione in Canada è molto sentita ed è stata al centro di una commissione governativa di inchiesta, i cui lavori sono stati avviati più di dieci anni fa. Dalle ricerche storiche era affiorato il progetto governativo volto alla conformazione della popolazione indigena facendo leva anche sul sistema scolastico.

Durante l'incontro in Vaticano con Papa Francesco, l'anno scorso, il premier Justin Trudeau aveva sondato il terreno per una richiesta di scuse, rivolgendo un esplicito invito al pontefice. La risposta elaborata dal Vaticano ed indirizzata al governo Trudeau è arrivata in questi giorni attraverso il vescovo Lionel Gendron, presidente della conferenza episcopale che ha pubblicato una lettera aperta, concordata direttamente con Papa Francesco. «Dopo avere attentamente considerato la richiesta, il Papa sente che non potrebbe personalmente rispondere, anche se incoraggia i vescovi canadesi a fare di tutto per sanare le ferite del passato, a incontrare le vittime, a porsi in ascolto, ad aiutare a superare i traumi».

Al centro dell'attenzione della ricerca governativa la situazione degli indiani nativi, Inuit e Meticci. La commissione ha calcolato che almeno 150 mila bambini indigeni erano stati oggetto di sradicamento culturale e violenze psicologiche. Molti di loro anche di violenze sessuali.

Una decina di anni fa il governo canadese per la prima volta ammise che gli abusi fisici e sessuali erano stati compiuti in 132 scuole a partire dall'inizio del XIX secolo, quando vennero rinchiusi centinaia di migliaia di indigeni, per lo più bambini rapiti alle loro famiglie.  Molti morirono per le violenze fisiche. Le scuole residenziali sono poi state chiuse a partire dal 1969, ma l'ultima solo nel 1996. Alcuni studiosi parlano di un vero e proprio «olocausto canadese» nascosto dalla storia e per anni negato. 
Giovedì 29 Marzo 2018, 15:27 - Ultimo aggiornamento: 29-03-2018 19:10
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