Il Papa vola in Cile, lo aspettano la rabbia delle vittime dei pedofili e degli indios Mapuche

di Franca Giansoldati

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Città del Vaticano Il Papa argentino torna per la sesta volta in America latina. Stavolta il viaggio interessa il Cile e il Perù, dove resterà da lunedì fino a domenica prossima. L'Argentina per ora resta ancora fuori dal radar papale sia per il basso grado di gradimento che il Presidente Macri registra a Santa Marta, sia per le immaginabili contestazioni o, all'opposto, i possibili fenomeni di esaltazione collettiva che susciterebbe l'arrivo di Francesco visto che ci sarebbero folle sterminate ad accoglierlo. I suoi collaboratori citano il precedente di Papa Montini che, una volta Papa, non mise più piede a Milano dove era stato arcivescovo.

Il viaggio che ora attende Papa Bergoglio sarà lungo e problematico. Anche se si tratta di due Paesi a stragrande maggioranza cattolica (il 74 per cento in Cile, addirittura l’89,6 per cento in Perù, secondo le statistiche ufficiali), le tensioni politiche e sociali, unite alla grande questione mai risolta della pedofilia tra il clero, renderanno il soggiorno un concentrato di momenti delicatissimi. La visita sarà sicuramente meno tranquilla di quello che era stato preventivato da chi la aveva organizzata. In questi giorni in Cile ci sono state persino bombe incendiarie nelle chiese (un episodio anche oggi), da mesi le proteste riguardano i costi della visita particolarmente alti a carico del governo (circa 10 milioni di dollari) e la questione degli indios Mapuche. I manifestanti urlano che quei soldi era meglio destinarli ai disoccupati e ai poveri.

Altri manifestanti, invece, gridano contro il comportamento del Vaticano troppo indulgente verso i vescovi che hanno dato copertura ai pedofili. A Santiago del Cile c'è un caso abnorme e osceno che si trascina da anni. Un prete - padre Karadima - considerato da tutti una specie di santo si è scoperto avere violentato per decenni dei ragazzini. Il Vaticano lo ha sospeso a divinis nel 2012 ma non lo ha ridotto allo stato laicale; una misura caritatevole vista l'età avanzata del prete, che le vittime non comprendono. Papa Francesco nel 2015 ha peggiorato la situazione perchè ha nominato vescovo un amico di Karadima. Le vittime protestano da anni e vengono continuamente snobbate. Le proteste che ci sono state in questi giorni hanno portato alla luce che nell'agenda del Papa ci sono udienze per gli indigeni Mapuche, perseguitati dal governo cileno, per le vittime del regime di Pinochet, ma ancora nulla per le vittime di Karadima. E' probabile che il Papa le riceva senza fare troppa pubblicità in nunziatura ma di per sé è significativo che non figuri ancora nessun incontro programmato.

In Cile, prima tappa del viaggio (15-18 gennaio), nella capitale Santiago, sono state messe alcune bombe rudimentali in alcune chiese. I danni sono stati minimi, alle porte, finestre e qualche suppellettile ammaccata. E' stato trovato anche un volantino che recitava: «Libertà per tutti i prigionieri politici nel mondo, Wallmapu libero, autonomia e resistenza. Papa Francesco, le prossime bombe saranno sotto il tuo abito talare».

Durante i giorni in Cile Francesco incontrerà alcune vittime della lunga dittatura di Augusto Pinochet, un periodo oscuro e pieno di ambiguità, segnato da omissioni e i silenzi da parte della Chiesa cattolica. L'allora nunzio apostolico era il cardinale Angelo Sodano (poi divenuto segretario di Stato) aveva con Pinochet un ottimo rapporto. Fu lui a portare alla finestra di dove si stava affacciando Wojtyla per benedire la folla l'ex dittatore. Una fotografia immortala quel momento, nel 1987, nel palazzo presidenziale La Moneda dove era andato per la visita di protocollo. La foto è diventata il simbolo di tutte le collusioni della Chiesa cattolica con le dittature militari di destra.
Domenica 14 Gennaio 2018, 20:53 - Ultimo aggiornamento: 15-01-2018 12:23
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