Papa Bergoglio vola in Colombia, dopo 53 anni di conflitto armato chiede la pace

di Franca Giansoldati

Città del Vaticano. Da domani, 6 settembre fino al 10 settembre, Papa Francesco sarà in Colombia; il programma del suo ventesimo viaggio prevede la visita a quattro grandi città, Bogotà, Villavicencio, Medellin e Cartagena. Il paese latinoamericano che lo accoglie si presenta in grande trasformazione, ormai più urbano che rurale, impegnato con tutte le sue forze a chiudere il capitolo del conflitto con le Farc e ad attuare l’accordo siglato con loro. Terra generosa e complicata, capace di accogliere centinaia di migliaia di venezuelani in fuga dal regime di Maduro. I colombiani portano ancora sulla sua pelle ferite difficilmente rimarginabili in poco tempo. Pesano, infatti i 53 anni di guerra e violenze e un bilancio agghiacciante alle spalle, 260 mila morti, 60 mila desaparecidos e 7 milioni di sfollati.

Papa Francesco si presenta ai colombiani nei panni di un pellegrino di speranza e riconciliazione. Ha scelto come motto del viaggio una frase simbolica, a testimoniare che dai cattolici si aspetta la forza di guardare in avanti. Facciamo il primo passo. La riconciliazione è un percorso duro, in salita, fatto di lacrime amare e rabbia repressa. Bergoglio però è fiducioso. Anche all’interno della Chiesa le difficoltà non mancano, l’accordo con le Farc ha provocato contrarietà, difficile per molti dimenticare i rapimenti, i vescovi uccisi, il massacro di Bojaya, avvenuto nel 2002 nella chiesetta di un villaggio dove si erano rifugiati centinaia di donne con bambini per ripararsi dai combattimenti tra guerriglieri e paramilitari. La bomba lanciata contro l’edificio provocò 100 morti, di cui almeno trenta i bambini. Il crocifisso dilaniato sarà collocato al centro della messa che Papa Bergoglio celebrerà a Villavicencio. Una celebrazione alla quale sono invitati tutti, compreso gli ex guerriglieri, cosa che ha già fatto arrabbiare tante associazioni di vittime. Durante l’incontro si ascolteranno diverse testimonianze. Il cardinale Parolin ha osservato che dopo gli accordi si entra nella fase dell’applicazione. Non basta firmare un documento. C’è un cammino da fare” a partire dalla sottoscrizione degli accordi.

La Colombia resta ancora una realtà fatta ancora di narcotraffico e violenza anche se sta rispondendo al fenomeno allacciando importanti collaborazioni con l’antidroga negli Usa e in Europa. Alcune delle rotte al narcotraffico conducono direttamente in Italia. In passato ci sono stati importanti arresti in Colombia, come nel 2013 l’arresto del boss calabrese Roberto Pannunzi, ritenuto l’anello di congiunzione tra la ‘ndrangheta e il cartello di Medellin. Era in grado di trasportare fino a due tonnellate di polvere bianca al mese dal Sudamerica verso l’Europa.

 

 
Martedì 5 Settembre 2017, 20:32 - Ultimo aggiornamento: 06-09-2017 09:25
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP