Dal vescovo di Torino appello alla disobbedienza alla legge sul fine vita

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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano Dopo il «niet» del Cottolengo – istituto simbolo della cura ai pazienti più deboli - di fare obiezione di coscienza e non applicare la nuova legge sul biotestamento, da Torino arriva il primo appello pubblico di un arcivescovo che incoraggia a seguire quell'esempio.

«Invito le comunità religiose, le istituzioni cattoliche, le associazioni e tutti i volontari che operano nel mondo sanitario e assistenziale della diocesi di Torino ad avere il coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente, quando si tratta di salvaguardare e promuovere la vita sempre dal suo primo istante al suo naturale tramonto».

Monsignor Cesare Nosiglia ha pochi dubbi sul fatto che questo momento «difficile e delicato» debba essere speso per «sostenere una cultura della vita che sia davvero tale. È un dovere questo proprio di ogni persona, in quanto fedele e cittadino  chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, e a prendere l’iniziativa affinché i valori della vita abbiano pieno riconoscimento anche nella cultura e nelle scelte politiche del nostro Paese».

Se le strutture ospedaliere del Cottolengo non seguiranno le «disposizioni anticipate di trattamento» per il fine vita, anche andando incontro a tutte le conseguenze di legge che tale scelta comporta, c'è da scommettersi che a breve seguiranno altre importanti adesioni. «Come credenti seguiremo il Vangelo».

 
Sabato 16 Dicembre 2017, 19:34 - Ultimo aggiornamento: 18-12-2017 09:41
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1 di 1 commenti presenti
2017-12-16 22:52:45
Per la serie, "siamo uno stato laico".

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